Dylan Dog 155 - La Nuova Stirpe
LORENZO BARBERIS.
Spoiler Alert as usual.
Dato che di recente ha avuto anche un discreto riscontro presso una parte del pubblico dylaniato, continuo con le mie recensioni di Dylan Dog: oltre alle recensioni mensili del Nuovo Corso e alle ristampe dei numeri mancanti, intensificherò la riscoperta di albi del passato, concentrandomi soprattutto (almeno per ora) su albi del periodo "minore", meno noti agli appassionati, ma comunque dotati di un qualche elemento di interesse.
E' il caso di questo "La nuova stirpe" di Ruju, il 155, uscito nel 1999 per i disegni di Corrado Roi, l'autore "artistico" di Dylan per antonomasia.
Numero estivo, quindi con la campagna sociale di prammatica a favore dei "dogs", tipica dell'era post-censoria in cui era fondamentale riscoprire il ruolo sociale di DD. Dalle lettere emerge come allora Dylan Dog fosse ancora "il personaggio di fantasia preferito dai giovani" stando ai sondaggi di Italia 1. Non proprio il Censis, ma comunque un dato plausibile, oggi, pur nella ripresa, certo non più.
Anche la ripresa in un musical di Marco Tutino (qui la notizia sul Corriere), testimoniata in questo numero, è data con il solito estremo understatement di quegli anni, mentre era il segno di una vitalità del personaggio poi perduta.
Tutino, non senza qualche paternalismo qua e là, dimostra di aver appreso almeno le basi del personaggio:
"Fra le apparizioni (dello spettacolo) c' e' anche lui stesso (Dylan Dog) duplicato, triplicato, centuplicato. Un gioco di specchi deformanti che lo conduce in un universo hollywoodiano popolato di icone stravolte: da Marilyn Monroe a Kim Novak a Rita Hayworth, ma anche le maschere dell' horror. E i soliti volti del fumetto, compresi il perfido Xarabas (che poi si rivelera' il padre di Dog) e la seducente Morgana, di cui Dylan e' perdutamente innamorato senza immaginare che e' sua madre. Un groviglio edipico familiare a molti adolescenti. Come ha tradotto musicalmente questa sua visione? "Ho usato piu' linguaggi: dal pop alla classica, dalla lirica alla melodica. In un' atmosfera sospesa, rarefatta, onirica, di perenne incertezza."
A parte lo spoiler sovrano (ma a teatro non andiamo per scoprire chi ha ucciso il padre di Amleto) si nota una buona comprensione del personaggio: il pastiche musicale, horrorifico ma anche del divismo femminile (Kim Novak, è chiaro, ma anche Marylin è stata una Dog Girl), e la dimensione edipica sottesa alla serie, ovviamente.
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Ma passiamo alla storia.
I disegni di Roi sono, come al solito, "regali". Al limite, la sua linea essenziale ha il limite di dare meno spazio al citazionismo visuale dylaniato: ma ci si rinuncia volentieri.
La fanciulla che fugge col piccolo Seth (nome promettente...), salvata dai licantropi, è un perfetto inizio in medias res con un Ruju noir in ottima forma. L'ingresso in scena di Dylan con la spogliarellista Gillian Westwood (Gillian in omaggio alla Anderson? Westwood pare un riferimento al legno della croce) crocifissa con un martello da falegname mostra come la censura non fosse ancora arrivata al dominio assoluto dopo l'abbandono del baluardo-Sclavi.
Meglio ancora, l'assassino è il reverendo Blacklaw (la Legge Nera della chiesa inquisitoria?), che Dylan ha sconfitto in passato fermandone l'azione "penitenziale" in una chiesa.
Iniziamo a vedere i primi nonmorti della nuova stirpe, tra cui uno yuppie perennemente al cellulare (ai suoi esordi su D.D.) mentre il "bimbo speciale" (il piccolo grigio della cover, braccato lì da rettiliani volanti) è giunto da Dylan con l'affascinante mammina. Nonostante le ironie di Groucho Dylan non è il padre, ovviamente, ma Patricia è una amica d'infanzia, un vago frammento di quel passato misterioso dell'eroe.
La colonna sonora suggerita è il Bolero di Ravel, evocato a p. 31 da un altro vampiro, mentre l'inquisitore uccide un fotografo di moda brandendo una copertina con Bad Girls, riferimento al film del 1994. Crocifissa "a palo" anche la modella seminuda, ovviamente, con una modalità vagamente ereticale (quella sostenuta da molti che negano la crocifissione a croce, in astio alla Chiesa) ma che ha anche forse il vantaggio di evitare una citazione blasfema troppo esplicita.
La fecondazione artificiale è usata dal caro maritino Josh per generare, in Seth, un simpatico Rosemary's Baby versione Patricia, finché la mamma non assiste a uno dei riti che essi fanno con l'adorabile pargolo infernale e, imprigionata, riesce poi a sfuggire con l'aiuto di qualche creatura sovrannaturale.
Wells, chiamato a consulto, testimonia della natura non-umana del fanciullo, e lo collega - questo l'elemento succoso dell'albo - agli "Illuminati", il "coccodrillo nelle fogne delle persone colte". Non c'è ancora, in Italia, l'Internet di massa a diffondere la versione più volgare di questo mito a tutti, e Ruju qui pensa, probabilmente, al Pendolo di Foucault et similia.
I mostri salvano infatti nuovamente il "moonchild" dagli Illuminati venuti a prenderlo (dopo che Pat usa la carta di credito). Il vampiro delle ambulanze porta in salvo i nostri eroi, mentre spiega loro che essi sono il popolo della notte, i demoni (sia pure in greco, coltamente), perseguiti ingiustamente dai roghi della Chiesa, e braccati dagli Illuminati per oscuri interessi.
Wells fa appena in tempo a spiegarne l'origine aliena che arriva il falso padre Josh, ovviamente Illuminato anch'esso, che cerca invano di rapire il figlio, dotato di poteri Esp, fermato anche dall'arrivo del folle Blacklaw, erede delle forze inquisitoriali che perseguitano "il seme di Caino".
Insomma, gli Illuminati non sono controllati dagli alieni rettiliani, ma all'opposto sfruttano anch'essi per i loro esperimenti esoterici. Inoltre sono un po' ridimensionati nella potenza, hanno "alcune" nazioni e multinazionali dalla loro, e "in futuro" domineranno il mondo. Mentre, come è noto, gli Illuminati, già adesso, controllano tutte le nazioni e le multinazionali, e quindi dominano già adesso il pianeta. Ma forse, nel 1999, il Piano non era ancora completato.
Una interessante variatio sul mito, che Ruju riprenderà nella sua storia veneziana, e che rendono quest'albo particolarmente pregevole, a mio avviso, assieme all'ottimo sviluppo della storia.
Un Ruju complottista, quindi, che avrà agganci anche nell'ultimo Sclavi, quello che nel 176 tratteggerà un complotto da NWO con uso di microchip e cellulari. Dylan come Martin Mystere, dunque, sia pure declinato in salsa più horrorifica e meno professorale? Una via che non c'è stata, ma che poteva essere una soluzione una volta liquidato, nel n.100, il filone di Xabaras.
Peccato per un certo buonismo troppo esibito in alcuni passi, con pistolotti esplicativi non così indispensabili (vedi p.83), usati per attenuare le - sapide - spigolosità della storia.