Kaja Saudek



With a little help from my friends.

Un gruppo di giovani amici che va in vacanza a Praga e, tra una sobria degustazione delle birre locali e l'altra, mi porti in dono le cartoline del Kaja Saudek Museum è un segno che mi ridona speranza nell'umanità.

Nato nel 1935 da una famiglia ebraica, fratello gemello del fotografo Jan Saudek, Karel "Kaja" Saudek è una di quelle figure meno note ma più interessanti del fumetto.

Deportato con la famiglia sotto la dominazione nazista, al ritorno, in un paese solidamente nelle mani staliniane dell'URSS della cortina di ferro, Kaja si avvicina al fumetto tramite il proibitissimo Walt Disney, di cui avvia però, in modo autonomo, una deformazione underground. Underground non per posa, ma proprio perché il fumetto "occidentalista" era sostanzialmente proibito.

In questo, un percorso parallelo a quello del fratello Jan, che si distingue ugualmente per la sua raffinata
fotografia erotica.



Il manifesto ceco di Barbarella, di Saudek.

Nel corso degli anni '60 scopre anche i nomi dell'underground occidentale: si fa spesso il nome di Crumb, in quanto più "controculturale" alle orecchie nostrane, ma è evidente l'influenza della "Barbarella" (1962) di Jean Claude Forest.

Il fumetto "scandalo" francese (per allora) trasponeva la B.B. nazionale in un B.D. fantascientifico ricco
di spunti erotico-ironici.





Saudek si pone sulla stessa linea, e nel 1966, collaborando con un film di fantascienza cecoslovacco,
raggiunge una certa notorietà. Il film si intitola "Chi vuole uccidere Jessie?" e si basa su un presupposto
cucito addosso all'autore: una macchina che tramuta i sogni in realtà fa diventare l'eroina fumettistica
Jessie un personaggio del mondo reale, dove importa i balloons per parlare e altri effetti del suo mondo.
Ventisei anni prima di Roger Rabbit, ma anche cinque prima del bellissimo "Pomi d'ottone e manici
di scopa", il primo importante lungometraggio disneyano incentrato sull'interscambio tra mondo
reale e mondo disegnato.





Nel 1968, mentre esplode la breve Primavera di Praga, partecipa coi suoi disegni a
"Popmusic Express (Underground Com-comix)".



Nel 1969 però il ritorno della dittatura comunista fa sì che la censura cada sul suo "Muriel and Angels",
in cui una scienziata dalle curve prorompenti salva un uomo-angelo venuto dal futuro che le
rivela un mondo futuro di peace and love. L'ispirazione a "Barbarella", di cui era anche uscito il film
con Jane Fonda, era evidente, in quanto anche l'eterea fanciulla non aveva mancato di amare, tra
gli altri, magnifici uomini-uccello (nel senso di una citazione, a sua volta, dal Flash Gordon di Alex Raymond: era necessario specificare?).

Immaginare all the people living life in peace però era considerato un pericoloso segno sovversivo di utopismo decadente borghese nella rinata Praga filosovietica, e così il fumetto venne bloccato, venendo pubblicato solo nel 1991, dopo la caduta del muro, come molte altre opere del Maestro.






Eroici briganti marxisti in cover, donnine meno discinte all'interno: fosse che fosse la volta buona.


Anche il successivo "Lips Tullian" (1972), meno apertamente occidentalista e ispirato a una figura storica del folklore praghese, venne censurato per la somiglianza con lo stile "americano" (in verità, più "francese"; ma va beh) e, ad aggravante, il gusto esplicitamente "decadente".

Allora Saudek tenta un adattamento a fumetti de "I casi del Maggiore Zeman" (1976-1978),
un tentativo della propaganda di regime di adattare il formato del poliziesco occidentale,
rendendone l'eroe un integerrimo funzionario comunista. Ma anche in questo caso i suoi
comics sono rifiutati, e Saudek ripiega su un lavoro per la società di Speleologia,
per cui lavora saltuariamente nel corso degli anni '80. Il bollettino è quasi una
copertura cospiratoria per far uscire i suoi fumetti e altri lavori underground al
riparo dell'attenzione dei censori.

Il leggero attenuarsi della morsa censoria negli '80 gli permette di vivacchiare ai
margini, nella nicchia semi-legale che si è scavato. Maggiori benefici ne trae il fratello
Jan, che nel 1983 pubblica il primo libro delle sue fotografie erotiche, e nel 1987
ottiene il permesso di dedicarsi al suo lavoro di artista, mentre ormai il regime sta
per crollare.


Uno squalo comunista di rara perfezione grafica, che Guareschi gli avrebbe invidiato (oltre le donnine).


Saudek e i suoi censori: after all you are only another brick in the wall.

Con la caduta del comunismo sovietico nel 1989, la persecuzione contro i Saudek
finisce e Kaja può finalmente ottenere un maggiore successo, soprattutto in patria;
dove i suoi fumetti sono finalmente pubblicati in centinaia di migliaia di copie.

anche se l'invasione del materiale straniero, tradotto a bassissimo costo,
distrugge in breve il debolissimo mercato locale (se pensiamo a quello che, dai '90,
è l'invasione manga in Italia, che ha fiaccato anche colossi come Bonelli, i fumetti disney italiani
e Diabolik, è facile immaginare cosa avvenga di un mondo privo di solide realtà industriali
in grado almeno di tentare una reazione). Saudek ripiega sulla produzione di immagini erotiche, abbandonando sostanzialmente il fumetto vero e proprio (un percorso che lo accomuna, per esempio, a un Manara in Italia).

All'estero, inoltre, la sua notorietà resta molto limitata.
In parte, naturalmente, deriva dal predominio Usa-nipponico sul fumetto mondiale,
unito (in Europa) a una certa sopravvivenza della produzione italo-francese.

Ma nell'ambito del fumetto colto, forse, non è casuale che Oesterheld, vittima ben più grave
del fascismo sudamericano, sia assurto a simbolo, mentre Saudek - la principale vittima
dei regimi comunisti - sia sostanzialmente ignorato. E ormai è tardi anche per sperare in una
riscoperta da parte di Silvio.

(sto scherzando, Silvio, pensaci: un doppio colpo contro i tuoi nemici: un fumetto inviso ai comunisti e ai bacchettoni!  Una bella opera omnia di Saudek, anche solo una selezione!
Il cadeau ideale per la campagna elettorale 2013!)

Purtroppo, Saudek non si è nemmeno goduto a lungo il meritato successo, in quanto nel 2006 un incidente lo riduce in coma, e ancora attualmente le sue condizioni di salute sono decisamente peggiorate.

Almeno, se i Commissari politici dell'era stalinista lo perseguitavano,
oggi Komiksarium, il bel sito del fumetto praghese, lo esalta giustamente come padre nobile
del fumetto nazionale. Saudek è "the king of czech comics", per quanto poco possa goderselo.

Ma forse il miglior omaggio è proprio il magnifico calembour che dà nome al sito, con l'insita
ironia anticensoria, riferimento all'eterna sfida tra komik e komisarium che Saudek, alla fine e non
senza danni, ha vinto.

Il museo, invece, ha una sorprendente sezione in Italiano, forse in onore al particolare
culto del fumetto che ancora sopravvive da noi (o almeno mi piace crederlo).






http://it.kajasaudek.cz/
http://www.komiksarium.cz/?s=saudek

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