Barbie Eris

 



"Bambole vestite da monaca furono i primi balocchi che le si diedero in mano." dice il Manzoni di Gertrude, per dimostrare il livello del condizionamento mentale cui la sottopone il Principe suo padre per farla giocare alla piccola badessa. Presumo quindi che si trattasse di bambole/suore adulte, che anticipassero la Barbie/monolite di 2001 del godibile film di Greta Gerwig.

In ogni caso, l'invenzione di Ruth Handler, fondatrice di Mattel, che apre gli anni '60 (è del 1959) ha rivoluzionato sicuramente l'infanzia quindi la facile citazione kubrickiana di apertura è sicuramente legittima. Il film è godibile, decisamente brillante nel "set up" con un "pay off" in anti-climax credo voluto.

Diciamo che la Gerwig lavora su tre livelli: a un primo livello è un film disimpegnato; al secondo inserisce la blanda tematica femminista, al terzo fa capire di essere consapevole che la natura stessa del film le permette di spingersi fino a un certo punto.

Interessante la scelta di Gerwig di mettere in scena non "una Barbie" (come in Small Soldiers e Toy Story) ma "Barbie stereotipo" (o forse sarebbe più una "Barbie archetipo"?) l'idealtipo della Barbie circondata dai suoi mitologemi minori. Un Olimpo perfetto, fino a quando intrusivi pensieri negativi si fanno strada nella bionda dea della bellezza e introducono la discordia tra le divinità: Barbie Venus, divenuta Barbie Eris, fulcro della discordia, è così costretta ad allontanarsi dal regno incantato e scendere tra gli uomini alla ricerca di una soluzione.

A livello "meta", la Gerwig sottolinea così il limite di un film rispetto a un giocattolo: come le spiega la Barbie weird, la Barbie normie del film non ha scelta, deve per forza intraprendere il viaggio dell'eroe (con tanto di ritorno e cacciata dei Proci, non si sgarra di un millimetro).

La Barbie reale potrebbe davvero fare "cosa vuole", compatibilmente con la bambina che la manipola (cosa che infatti disturba la Barbie del film): è un giocattolo, e i suoi produttori lo posso orientare solo in parte. La Barbie del film è prigioniera del suo essere un'idea, e infatti la cosa interessante è che la sua "vittoria" su Ken è in realtà un fallimento, passa per il suo stereotipo peggiore: le Barbie seducono i Ken e così riprendono il potere nel matriarcato immaginario. Del resto, i Ken-archetipo possono fare una rivolta solo simulata, non possono accedere al vero patriarcato, non sono mica Big Jim.

L'unico modo che la Barbie ha di uscire dall'archetipo che la imprigiona è di accettare di divenire mortale, anche qui secondo tradizione, e questo (seppure solo alluso) è un elemento abbastanza coraggioso.


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