Marinetti, Spagna Veloce e Toro Futurista (1931)



Una nuova aggiunta alla mia collezione sul futurismo letterario e su Marinetti in primis. 

"Spagna veloce e Toro futurista" (1931) è ritenuto il suo miglior lavoro degli anni '30, in un periodo ormai di marginalità del futurismo dopo la clericalizzazione del fascismo italiano post-1929.





Io ce l'ho nella gradevole versione dell'editore Casimiro (Madrid, 2017), l'originale ha una bella cover del futurista Prampolini.

L'introduzione di Daniele Corsi presenta il viaggio di Marinetti e Benedetta in Spagna nel 1928, per presentare il futurismo con interviste e conferenze a Barcellona e Madrid. Dopo il 1922 Marinetti ha abbandonato le velleità politiche, è rientrato nel futurismo ma solo come letterato e si concentra ora sul Futurismo in senso artistico, cercando di rendere internazionale la sua avanguardia e porla come fondamento - quale in effetti è - delle avanguardie storiche, internazionalizzandola.

Il manifesto futurista era stato pubblicato sul Prometeo, giornale spagnolo di avanguardia, già nel 1909. Marinetti istiga la Spagna ad abbandonare l'elemento inquisitorio, religioso, passatista, e assumere quale proprio simbolo il Toro, elemento realmente futurista.


L'opera si apre col testamento di un toro morente, ma futurista, che chiede che anche gli aficionados combattano, e che si instauri una certa parità tra toro e torero, incluso una tomba regale come i buoi sacri dell'Egitto. Il toro è rappresentato come una possente macchina, riecheggiando il culto della forza animalesca che appare già ne "La città che sale" di Boccioni (1910), anche se qui è un cavallo a scatenarsi in un cantiere.


Il tema del Toro come elemento di energia sacrale si riconnette al culto egizio (e poi cretese e greco) del Toro sacro, riandando così implicitamente alle origini egizie di Marinetti, che egli cercò sempre di valorizzare.

Nel secondo articolo qui raccolto si descrive con l'uso moderato delle parolibere futuriste lo scontro tra il nero Vento Burbero del passatismo spagnolo e la "muleta rossa" del Sole futurista.

Segue il "Problema: inscatolare il tempo X in uno spazio X": la veloce corsa automobilistica per giungere alla conferenza futurista, contro l'ostacolo simbolico del Vento Burbero e della cattedrale, simboli passatisti. Torna il tema del fascino per la scatola, e ovviamente per la velocità.

L'ultimo atto descrive una corrida dalla parte del Toro, secondo un classico topos di rovesciamento frequente nella narrazione (adottato anche da De Amicis).

Svetta l'uso delle parolibere; per alcuni questi quattro testi potrebbero anche comporre un possibile testo teatrale.


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