Enrico Allimandi, dal futurismo al fantastico.
Recuperi torinesi sul futurismo.
Ho di recente trovato sui mercatini questo interessante catalogo di una mostra del 1987 su Enrico Allamandi (1906-1984), pittore del futurismo torinese da poco scomparso, intitolato "Dal futurismo all'art fantastique" e tenutosi presso la Galleria Narciso.
La nota bibliografica precisa come abbia voluto conoscere Fillia dopo i successi di questi a Parigi; nel 1929 si avvicina al secondo futurismo torinese, nel 1930-31 partecipa a mostre, nel 1933 aderisce al movimento.
Dopo un ricordo di Guido Seborga sui comuni anni parigini, un intervento critico di Marzio Pinottini tradotto poi in francese, inglese e tedesco in cui si ricostruisce il percorso dell'autore, dal futurismo anni torinese (Farfa, Fillia, Diulgheroff, Mino Rosso, Oriani, Pozzo, Costa) cui si era avvicinato nel 1929, con la fase del "secondo futurismo", fino agli sviluppi postbellici dove la sua ricerca prende altro nome e si lega all'art fantastique dominante nella Torino in procinto di rinnovare il suo mito di "città esoterica".
Pinottini scrive un testo molto ricco in cui parla di immantentizzare l'Eschaton (avvicinamento, e anche affrettamento dell' dell'Apocalisse da parte delle forze "diaboliche") segnato dal degradarsi del simbolo di cui parla Mircea Eliade ne "Mefistofele e l'Androgino" (1962), quando riemerge l'elemento satanico dell'ermafrodito e predomina la sensibilità erotica, che Allimandi sviluppa a partire dal Tattilismo di Marinetti-Benedetta Cappa.
Italo Cremona, celebre pittore torinese dal 1927, riconosce in Allimandi elementi di surrealismo ma depurati dal sulfureo "ateismo parigino", ma influssi del Realismo Magico, della Metafisica, di Bontempelli.
Le sue presenze femminili sono colte in terrazze, vigne, e altri spazi vagamente surreali e onirici, "puntate con lo spillone, trafitte" sulla tela, stando al critico Luigi Carluccio qui citato).
Le opere in catalogo del 1930 hanno una sintesi futurista ma sensuale, ribadita dai titoli: "sensazione di nudo", "paesaggio femminile", "elementi di nudo", "sensazione di forme".
Nelle opere anni '60, il secondo nucleo, è tornata la figura e in effetti si coglie la vicinanza a Balthus evoca da Pinottini: abbiamo opere con titoli come "desideri inespressi", "adolescente assopita", "le amiche", "la matrigna", "l'attesa", "la maga", "lo specchio", "la statua inquieta", "la noia", "il dragone" sottilmente evocative. "Busto contemplante" ricorda il ritratto di Gala di Dalì.


