Luigi Motta e la protofantascienza italiana.
Luigi Motta, veronese classe 1881, di famiglia benestante, studia al liceo e poi dal 1897 all'istituto nautico di Genova, da cui si fregia (senza averlo) del titolo di Capitano.
Esordisce nel 1900 esatto vincendo diciottenne un concorso dell'editore Donath di Genova per un romanzo d'avventure "salgariane" col fantascientifico "I flagellatori dell'oceano", che viene pubblicato dall'editore nel 1901 con ampia prefazione di Emilio Salgari. Del maestro Motta riprende il culto per l'avventura marinaresca, prediligendo però ambientazioni contemporanee e un massiccio uso di tecnologie.
Il romanzo richiama da vicino Verne e il suo 20.000 leghe sotto i mari: anche qui ci sono guerre navali con pirati che usano armi tecnologiche futuribili. La SF di Motta sarà sempre incentrata soprattutto sull'idea di armi eccezionali, come anche nel successivo "Il segreto dei Re Bassutos" (1902), avventura africana sulla scia de "Le miniere di re Salomone" di Haggard, ma con, anche qui, un segreto di questi re mitologici connessi a una sfera di energia distruttiva, dall'origine tecnologica (la classica "tecnologia perduta" divenuta mito).
Seguono "Il raggio naufragatore" (1903) e "I misteri del mare indiano" del 1904, sempre sul modello degli scontri marinari con alte tecnologie.
Nel 1905 torna a Verna e tenta l'avventura di un giornale di avventure marinaresche ("Attorno al mondo") che però chiude dopo pochi numeri.
Seguono altre direzioni di giornali avventurosi fallite nel 1906; anno in cui si sposa; nel 1907 invece dirige la Biblioteca fantastica dei giovani italiani, l'unica vera collana fantascientifica dell'anteguerra prima della nascita di Urania nel secondo dopoguerra, che chiude dopo 16 uscite.
Nel 1908 firma un contratto in esclusiva con Treves fino al 1920. Nuove opere sono "L'onda turbinosa" (1908), "I dominatori della Malesia" (1909) e "Gli esploratori degli abissi" (1910).
Sono anche gli anni in cui si impone il Futurismo marinettiano (1909), volto però ancor più alla celebrazione del volo, dell'aereo che a quella degli abissi sottomarini.
"La principessa delle rose" (1911) introduce maggiori elementi di fantapolitica, parlando di una guerra futura tra Occidente e Asia con armi potentissime, cui pone fine la caduta di un meteorite e la conseguente distruzione di ogni elettricità.
Fiamme sul Bosforo (1913) è sempre di tema fanta-navale, mentre "Il vascello aereo" (1914) prova a sfruttare il nuovo tema del volo.
Seguono "Il leone di San Marco" (1916) e "I tesori del Maelstrom" (1918), dati sempre come fantascientifici (probabilmente "marini").
Nel 1920 comunque Motta scioglie il contratto con Treves, aprendone uno nuovo con Bemporad (1921). Inoltre nel 1922 ottiene dagli eredi Salgari di firmare i sequel delle opere del Maestro. Nel 1924 muore la moglie (non hanno figli); si risposerà.
Nel 1921 è la volta de Gli adoratori del fuoco, cui fa seguito "Il deserto di ghiaccio" (1922) e "L'occhio di fuoco" (1923), "Il sommergibile fiammeggiante" (1924), "L'occhio del Maelstrom" (1927), "L'ombra dei mari" (1928), "Il demone dell'oceano" (1930). Nonostante il cambio di editore (e di epoca) Motta continua, probabilmente con successo, a ripetere il suo stile.
"Il prosciugamento del Mediterraneo" (1931) ha di nuovo uno spunto interessante, adattando alle avventure fanta-marine il tema di una opera ingegneristica davvero teorizzata in modo ipotetico.
Riprende le tesi di Atlantropa (1928) dell'architetto tedesco Sorgel che proponeva seriamente questa trasmutazione, sulla scia di "grandi opere" come il Tunnel Sottomarino di Motta stesso.
Si tratta probabilmente della sua opera più ricercata, in vendita online a quasi 300 euro.
L'aeroplano nero (1933), "I giganti dell'infinito. Romanzo di tempi futuri" (1934) e "La battaglia dei ciclopi" (1935) sembrano dare priorità al tema aereo (L'isola di ferro del 1936 torna invece al tema marittimo). Sono gli anni in cui si è imposto il volo a reazione (1928), Liala - con nome dato da D'Annunzio - scrive di amori per aviatori coraggiosi, e Marinetti lancia l'aeropittura.
Dal 1937 Motta avvia una collaborazione col Corriere dei Piccoli per cui sceneggia alcuni fumetti (collaborando fino al 1947), in una fase in cui anche in Italia è giunto il fumetto avventuroso, con uso del balloon invece delle filastrocche, e con temi meno infantili, a partire dal modello di Flash Gordon. Ma dura poco.
Pur iscritto al PNF, nel 1938 Motta viene incarcerato per aver criticato il regime dopo le Leggi Razziali, e passa in carcere gran parte del periodo bellico.
Scarcerato nel 1945, riprende la sua attività, più isolato. Ma ormai è cambiato tutto, e la sua produzione perde l'enorme fortuna dell'anteguerra a fronte delle molte novità postbelliche. Muore nel 1955. Lascia un centinaio di romanzi, apprezzati dai collezionisti ma ormai dimenticati dal grande pubblico.
Il tunnel sottomarino: la trama.
Il tunnel sottomarino (1914), sempre nel solco della fantascienza navale tipica di Motta, è il primo romanzo ucronico italiano, perché ipotizza una deviazione della storia. La storia è infatti come detto ambientata a fine '800 (l'inaugurazione del tunnel sottomarino è fissata "il 28 luglio 18..." a pagina 119 della mia edizione, la prima).
Dedicato a Alberto di Monaco, oceanografo insigne, illustrato da 45 disegni di Gennaro Amato, racconta le vicende del giovane ingegnere André Geant, "Gigante", residente a New York, che ha ottenuto dall'armatore Burns Davemport (un precoce mr. Burns, per quanto qui sia un capitalista buono) e dalla Francia l'incarico di realizzare un tunnel sottomarino tra Europa e America (così come da poco, nel mondo reale, era stato posto il cavo sottomarino). Il rivale scozzese MacRoller, che lo soccorre apparentemente dopo un naufragio, tenta di assassinarlo e di sposare Ninette Davemport in cambio dei piani per completare il tunnel; Geant però si salva e lo affronta, rifiutandosi di ricorrere alla polizia e lasciando che MacRoller ritorni alla sua Scozia. Egli poi rapisce Davemport all'inaugurazione del tunnel con un inseguimento automobilistico con sparatoria. Lo porta all'Isola di Ferro, la sua base segreta fortificata, protetta di fatto da una sorta di sistema radar/sonar creato con una "rete di microfoni di sua invenzione".
Geant va a salvarlo e viene catturato, mentre Ninitta, sul Fuji, un potente sommergibile, affronta e sconfigge la nave avversaria di MacRoller. Ma dopo peripezie ovviamente Geant si libera, salva Davemport, si fidanza con Ninitta (non manca nella fuga uno scontro col Kraken).
Ovviamente MacRoller distrugge il tunnel durante il suo viaggio inaugurale; gli eroi si salvano, fuggono dal tunnel e trovano i resti di Atlantide.







