Luigi Motta e la protofantascienza italiana.





Recuperi per la mia collezione di proto-fantascienza: "Il tunnel sottomarino" di Luigi Motta (1914, prima edizione): la prima ucronia italiana. Trovato a un ottimo prezzo.

Si tratta di una ucronia un po' ambivalente: infatti l'opera è nel solco della fantascienza "marinaresca" di Motta, con la variazione interessante che, oltre alle armi eccezionali montate sulle navi, ai sottomarini, alle isole fortificate tecnologicamente, c'è un tunnel sottomarino in costruzione, al centro di una guerra industriale, che colleghi la Francia agli USA. 

Solo che Motta, in questo caso, scrive l'opera nel 1914 e la colloca alla fine dell'Ottocento, come si vede da pagina 119. Nel 1869 era stato posato il cavo di comunicazione sottomarino tra Boston e Brest; nella sua opera, Brest è il punto di partenza per New York (tra 1875 e 1880 si iniziarono esplorazioni per valutare un possibile tunnel sotto la manica, teorizzato fin dal 1802 e realizzato infine nel 1994). Non si capisce bene perché questa lieve retrodatazione, ma di fatto l'opera è un'ucronia, perché nel nostro 1914 questo tunnel sottomarino non esiste, ed è una modificazione della realtà consistente che non può essere ignorata (né lo viene: nel racconto viene appunto inaugurato dalle massime autorità).

L'ucronia nasce a Roma con Tito Livio, che immagina cosa sarebbe successo se Alessandro, invece che perdersi in Oriente, avesse conquistato e unificato l'Occidente: Roma non sarebbe mai nata e al suo posto trionferebbe un impero greco. 

Lorenzo Pignotti, nel suo libro postumo del 1813, Storia della Toscana sino al principato, specula su cosa avrebbe potuto fare Lorenzo il Magnifico se avesse potuto vivere oltre il 1492, immaginando che avrebbe arginato Lutero.

Ma qui siamo ancora in ambito di ipotesi speculative avanzate e non sviluppate. La prima storia futura alternativa, nel 1836, è "Napoléon et la conquête du monde, 1812 à 1832 - Histoire de la monarchie universelle", in cui si immagina un mondo in cui Napoleone trionfa. Anche qui, in forma però di saggio speculativo, seppur più ampio, e sempre come omaggio sciovinistico a un grande della propria tradizione.

Il massone francese Renouvier scrive nel 1857 (e pubblica nel 1876) la sua "Uchronie" in cui inventa il termine, immaginando una storia alternativa di tutta la civiltà europea, tale da portare a una maggiore e più pacifica prosperità.

Nel 1901 lo scrittore Hall Caine pubblica la prima ucronia romanzesca, ambientata in Italia, dove immagina una Roma futura sotto la dittatura del Barone Bonelli, appoggiato dal re. Il giovane deputato Davide Rossi riesce a sfidarlo con successo, provoca la caduta di Bonelli e del monarca e Roma, in capo a 50 anni, diviene il prospero centro di una pacifica lega mondiale.

L'anno esatto in cui Motta esordisce col suo primo romanzo, ponendosi come "erede" di Salgari e vero interprete della fantascienza verniana qui da noi (Salgari condusse periodici esperimenti ma poi aveva preferito l'avventura pura). 
Motta non sviluppa poi una storia alternativa evidente (nel 1914 aveva davanti a sé un enorme evento da modificare, con l'avvio della Grande Guerra) ma probabilmente proietta nel passato recente la sua grande opera sottomarina proprio perché nel presente (o nell'immediato futuro) potrebbe perdere credibilità col conflitto in corso.

Motta e la protofantascienza italiana

Luigi Motta, veronese classe 1881, di famiglia benestante, studia al liceo e poi dal 1897 all'istituto nautico di Genova, da cui si fregia (senza averlo) del titolo di Capitano.

Esordisce nel 1900 esatto vincendo diciottenne un concorso dell'editore Donath di Genova per un romanzo d'avventure "salgariane" col fantascientifico "I flagellatori dell'oceano", che viene pubblicato dall'editore nel 1901 con ampia prefazione di Emilio Salgari. Del maestro Motta riprende il culto per l'avventura marinaresca, prediligendo però ambientazioni contemporanee e un massiccio uso di tecnologie.

Il romanzo richiama da vicino Verne e il suo 20.000 leghe sotto i mari: anche qui ci sono guerre navali con pirati che usano armi tecnologiche futuribili. La SF di Motta sarà sempre incentrata soprattutto sull'idea di armi eccezionali, come anche nel successivo "Il segreto dei Re Bassutos" (1902), avventura africana sulla scia de "Le miniere di re Salomone" di Haggard, ma con, anche qui, un segreto di questi re mitologici connessi a una sfera di energia distruttiva, dall'origine tecnologica (la classica "tecnologia perduta" divenuta mito).

Seguono "Il raggio naufragatore" (1903) e "I misteri del mare indiano" del 1904, sempre sul modello degli scontri marinari con alte tecnologie.

Nel 1905 torna a Verna e tenta l'avventura di un giornale di avventure marinaresche ("Attorno al mondo") che però chiude dopo pochi numeri.

Seguono altre direzioni di giornali avventurosi fallite nel 1906; anno in cui si sposa; nel 1907 invece dirige la Biblioteca fantastica dei giovani italiani, l'unica vera collana fantascientifica dell'anteguerra prima della nascita di Urania nel secondo dopoguerra, che chiude dopo 16 uscite.

Nel 1908 firma un contratto in esclusiva con Treves fino al 1920. Nuove opere sono "L'onda turbinosa" (1908)"I dominatori della Malesia" (1909) e "Gli esploratori degli abissi" (1910).

Sono anche gli anni in cui si impone il Futurismo marinettiano (1909), volto però ancor più alla celebrazione del volo, dell'aereo che a quella degli abissi sottomarini.




"La principessa delle rose" (1911) introduce maggiori elementi di fantapolitica, parlando di una guerra futura tra Occidente e Asia con armi potentissime, cui pone fine la caduta di un meteorite e la conseguente distruzione di ogni elettricità.

Fiamme sul Bosforo (1913) è sempre di tema fanta-navale, mentre "Il vascello aereo" (1914) prova a sfruttare il nuovo tema del volo.

Seguono "Il leone di San Marco" (1916) e "I tesori del Maelstrom" (1918), dati sempre come fantascientifici (probabilmente "marini").

Nel 1920 comunque Motta scioglie il contratto con Treves, aprendone uno nuovo con Bemporad (1921). Inoltre nel 1922 ottiene dagli eredi Salgari di firmare i sequel delle opere del Maestro. Nel 1924 muore la moglie (non hanno figli); si risposerà.

Nel 1921 è la volta de Gli adoratori del fuoco, cui fa seguito "Il deserto di ghiaccio" (1922) e "L'occhio di fuoco" (1923), "Il sommergibile fiammeggiante" (1924), "L'occhio del Maelstrom" (1927), "L'ombra dei mari" (1928), "Il demone dell'oceano" (1930). Nonostante il cambio di editore (e di epoca) Motta continua, probabilmente con successo, a ripetere il suo stile.



"Il prosciugamento del Mediterraneo" (1931) ha di nuovo uno spunto interessante, adattando alle avventure fanta-marine il tema di una opera ingegneristica davvero teorizzata in modo ipotetico.

Riprende le tesi di Atlantropa (1928) dell'architetto tedesco Sorgel che proponeva seriamente questa trasmutazione, sulla scia di "grandi opere" come il Tunnel Sottomarino di Motta stesso.

Si tratta probabilmente della sua opera più ricercata, in vendita online a quasi 300 euro.




L'aeroplano nero (1933), "I giganti dell'infinito. Romanzo di tempi futuri" (1934) e "La battaglia dei ciclopi" (1935) sembrano dare priorità al tema aereo (L'isola di ferro del 1936 torna invece al tema marittimo). Sono gli anni in cui si è imposto il volo a reazione (1928), Liala - con nome dato da D'Annunzio - scrive di amori per aviatori coraggiosi, e Marinetti lancia l'aeropittura.

Dal 1937 Motta avvia una collaborazione col Corriere dei Piccoli per cui sceneggia alcuni fumetti (collaborando fino al 1947), in una fase in cui anche in Italia è giunto il fumetto avventuroso, con uso del balloon invece delle filastrocche, e con temi meno infantili, a partire dal modello di Flash Gordon. Ma dura poco.

Pur iscritto al PNF, nel 1938 Motta viene incarcerato per aver criticato il regime dopo le Leggi Razziali, e passa in carcere gran parte del periodo bellico.

Scarcerato nel 1945, riprende la sua attività, più isolato. Ma ormai è cambiato tutto, e la sua produzione perde l'enorme fortuna dell'anteguerra a fronte delle molte novità postbelliche. Muore nel 1955. Lascia un centinaio di romanzi, apprezzati dai collezionisti ma ormai dimenticati dal grande pubblico.


Il tunnel sottomarino: la trama.


Il tunnel sottomarino (1914), sempre nel solco della fantascienza navale tipica di Motta, è il primo romanzo ucronico italiano, perché ipotizza una deviazione della storia. La storia è infatti come detto ambientata a fine '800 (l'inaugurazione del tunnel sottomarino è fissata "il 28 luglio 18..." a pagina 119 della mia edizione, la prima).

Dedicato a Alberto di Monaco, oceanografo insigne, illustrato da 45 disegni di Gennaro Amato, racconta le vicende del giovane ingegnere André Geant, "Gigante", residente a New York, che ha ottenuto dall'armatore Burns Davemport (un precoce mr. Burns, per quanto qui sia un capitalista buono) e dalla Francia l'incarico di realizzare un tunnel sottomarino tra Europa e America (così come da poco, nel mondo reale, era stato posto il cavo sottomarino). Il rivale scozzese MacRoller, che lo soccorre apparentemente dopo un naufragio, tenta di assassinarlo e di sposare Ninette Davemport in cambio dei piani per completare il tunnel; Geant però si salva e lo affronta, rifiutandosi di ricorrere alla polizia e lasciando che MacRoller ritorni alla sua Scozia. Egli poi rapisce Davemport all'inaugurazione del tunnel con un inseguimento automobilistico con sparatoria. Lo porta all'Isola di Ferro, la sua base segreta fortificata, protetta di fatto da una sorta di sistema radar/sonar creato con una "rete di microfoni di sua invenzione".

Geant va a salvarlo e viene catturato, mentre Ninitta, sul Fuji, un potente sommergibile, affronta e sconfigge la nave avversaria di MacRoller. Ma dopo peripezie ovviamente Geant si libera, salva Davemport, si fidanza con Ninitta (non manca nella fuga uno scontro col Kraken).

Ovviamente MacRoller distrugge il tunnel durante il suo viaggio inaugurale; gli eroi si salvano, fuggono dal tunnel e trovano i resti di Atlantide.


Post più popolari