Gli Adelphi della Trasmutazione


(Appunti in lavorazione. Da "Gli Adelphi della Dissoluzione" di Blondet, 1994).

"Gli Adelphi della Dissoluzione" (1994) è un volume eclettico ma interessante di Blondet. Qui ho sistemato alcuni appunti di lettura del volume che analizza il ruolo sulla cultura della casa editrice Adelphi, che pone l'evoluzione della cultura di sinistra verso temi esoterici e sadiani, con una "dissoluzione" dei valori marxisti.

Ho disposto con maggior precisione cronologica i molti dati contenuti nell'opera, sviluppando soprattutto alcuni filoni che ho ritenuto interessanti e aggiungendo dei dati.



GLI ADELPHI ORIGINARI

Il termine Adelphi, "confratelli", appare in età napoleonica nella setta dei Filadelfi (1796) e negli Adelphi (1799), sette massoniche antinapoleoniche, più radicali. Il termine "Filadelfia" era stato già adottato dagli eretici Quakers per la loro capitale in nord America, la Filadelfia fondata da Penn nel 1682 (padre fondatore della Pennsylvania, che guarda al modello della Transylvania europea). Filadelfia è il luogo della prima loggia massonica americana nel 1730 e sarà poi il centro intellettuale della rivoluzione francese del 1776

Stando a Blondet, l'illuminismo oscuro venne affascinato dai riti sanguinari degli Aztechi, come poi da Antonin Artaud ad André Breton, fino a Bataille (E. Zolla, Uscite dal mondo, Adelphi 1992, p. 467). L'America era in effetti ritenuta la nuova "terra promessa" per molte sette religiose, ma soprattutto la Nuova Atlantide per Bacone (1620) e l'esoterismo rosacrociano, che vi vedeva il luogo della antica Atlantide venerata da Platone e dagli egizi.   

L'Illuminismo pose un culto della Natura, per dissolvere il culto cristiano (le figure cristiane erano proiezioni degli dei greci e prima egizi; ma a loro volta questi erano espressione delle forze della natura); anche la Rivoluzione Francese cambiò i nomi dei mesi con i nomi delle forze naturali, oltre a porre il culto della Dea Ragione. Sade mostrò come la Natura era però una divinità crudele, volta a flagellare costantemente le sue vittime (come ribadito in seguito da Leopardi).

Il relativismo di Montaigne

Già Montaigne parla del cannibalismo delle religioni dei nativi americani nel Libro I (capitolo XXXI) della sua opera principale, gli Essais (Saggi). Sebbene la pubblicazione sia del 1580, il testo riflette riflessioni maturate negli anni precedenti; in particolare, Montaigne cita un incontro avvenuto a Rouen nel 1562 (o 1563 secondo alcune fonti) tra il re Carlo IX e tre indigeni brasiliani. È considerato uno dei testi fondanti del relativismo moderno. Montaigne afferma celebremente che «ognuno chiama barbarie quello che non è nei suoi usi». 

Montaigne spiega che queste popolazioni non mangiano i nemici per nutrimento, ma per rappresentare la "vendetta estrema" e la vittoria definitiva. Il prigioniero viene trattato bene per mesi e, prima di essere ucciso, sfida i suoi catturatori con canti di guerra, affermando che mangiando lui mangeranno in realtà i propri stessi antenati che lui stesso aveva precedentemente sconfitto e divorato.

L'autore opera un provocatorio ribaltamento di prospettiva: considera più barbaro il comportamento degli europei durante le guerre di religione (1562-1598). Mentre i "selvaggi" mangiano un uomo morto dopo un combattimento leale, gli europei torturano, straziano e bruciano uomini vivi "sotto il pretesto della pietà religiosa".

Montaigne loda la guerra di queste popolazioni perché è mossa solo dalla "passione per il valore" e dalla ricerca della gloria, non dal desiderio di conquista territoriale o di ricchezze, tipico invece delle potenze coloniali.


Charles Nodier


Filadelfi e Adelfi europei si unificano poi nell'Adelfia, di cui parla Charles Nodier nel suo saggio sulle sette d'età napoleonica del 1815, e che dei Filadelfi fu fondatore (e che è per ciò collocato tra i gran maestri del Priorato di Sion, che segna il passaggio da figure operative politico-militari a figure filosofico-letterarie).

Nel 1818 leader emerse Filippo Buonarroti, discendente di Michelangelo, che aveva tentato nel 1796 la Congiura degli Eguali, con l'organizzazione interna dei Sublimi Maestri Perfetti. Dopo il crollo napoleonico Buonarroti assunse la leadership segreta sulla Carboneria, nata inizialmente come marattiana e poi risorgimentale, come "massoneria parallela" di stampo più italiano, "Massoneria del legno" (con una derivazione simile a quella del tricolore italico dal francese).

In Piemonte il leader fu, fin dall'era rivoluzionaria, il monregalese Michele Gastone; in Lombardia vi fu il conte Federico Confalonieri (per molti organizzatore dell'omicidio del Prina nel 1814).

Nel 1819 Confalonieri si provò a introdurre in Lombardia la navigazione fluviale a vapore, l'illuminazione a gas, le scuole di mutuo insegnamento e fu tra i fondatori del Conciliatore.

Dopo i fallimenti carbonari del 1820-21 e del 1830-31 anche i leader degli Adelphi, coi carbonari, entrarono nei mazziniani (ala sinistra della massoneria).

I NUMI TUTELARI: IL ROMANTIK GOTICO

Per Blondet, il romanticismo gotico è il momento in cui rinasce il culto dei sacrifici pagani, tramite il culto dei vampiri e altre forme analoghe. «La Romantik è il grande risveglio del sacrificio. L'oscuro, l'impuro, l'incontrollato, il paesaggio, l'incongruo, il sonnambolico, il sentimentale, il presago, il passionale [ ... ] il Negativo [ ...]: nuova terra sacrificale, dove di nuovo s'incontra l'ebbrezza delle cose doppie, ogni volta vivificanti e distruttive, come un tempo era stato soltanto attorno al palo del sacrificio» 

I NUMI TUTELARI. SURREALISMO, BATAILLE, KLOSSOWSKI.

Blondet, correttamente, vede la fase cruciale del recupero di Sade e dei riti oscuri con il surrealismo che ne fa una propria icona. In particolare lo associa a Bataille e Klossowski, mai ripresi ufficialmente ma informalmente sì.

La tradizione esoterica associa la fase surrealista, all'incirca dal 1919 al 1963, al Gran Maestro del Priorato di Sion Jean Cocteau. Da una sua opera, definita surrealista da Apollinaire, nasce il movimento, e l'autore tratterà sempre temi esoterici.

"Molti anni prima di Adelphi, già negli anni Trenta Georges Bataille sentì l'urgenza di recuperare Nietzsche al gauchisme. Ravvisò in lui il primo asceta della dissoluzione, il precursore nella distruzione di tutte le forme costituite. (...) Da Bataille sappiamo dunque finalmente come,  dall'essere «di sinistra», si giunge a incontrare «la parte sinistra del sacro», la Via della Mano Sinistra: L'Adelphi non pubblica mai Bataille, forse troppo grossier per essere introdotto nel salotto buono; Bobi Bazlen, del resto, lo spregiava."

Bataille conosce Nietzche nel 1922 e se ne innamora filosoficamente.

In Storia dell'occhio (pubblicato sotto pseudonimo nel 1928), Bataille mette in pratica l'estetica della trasgressione e dell'eccesso sadiaco attraverso la narrativa. 

Nel 1936, Bataille fonda la rivista e la società segreta Acéphale insieme a Pierre Klossowski. L'obiettivo principale è strappare Nietzsche dalle mani del nazismo (che ne aveva falsificato il pensiero tramite la sorella Elisabeth) e restituirlo alla sua natura tragica e liberatoria.

Nel saggio L'erotismo (1957), Sade diventa il modello della sovranità. Bataille sostiene che Sade ha rivelato il legame indissolubile tra erotismo e morte: l'impulso verso l'altro, spinto all'estremo, è un desiderio di annullamento dei limiti dell'individuo.

Letteratura e Male (1957): In quest'opera, dedica a Sade un saggio fondamentale dove lo descrive come l'uomo che ha avuto il coraggio di guardare nell'abisso del male senza voltarsi, trasformando la violenza in una forma di comunicazione sovrana.

BAZLEN, IL FONDATORE



Nato a Trieste nel 1902, inserito in quella scena eccezionalmente vitale del grande porto dell'Impero Austriaco passato all'Italia, dove si concentrano letterati locali (Saba, Svevo), internazionali (Joyce) e italiani (gli irredentisti e interventisti D'Annunzio e Marinetti). Bazlen viene definito Triestin Taoiste.
Nell'inverno 1923 Bobi Bazlen incontra Eugenio Montale (che gli dedicò la lirica Mediterraneo, negli Ossi di seppia dell'ed. 1928). Fu proprio Bazlen a consigliare a Montale "La coscienza di Zeno" di Italo Svevo, che Bazlen conosceva, e a inviargli la foto di Dora Markus (invitandolo a scrivere una poesia su di lei).



Bobi Bazlen l'aveva segnalata a Montale indicandola come amica di Gerti Fránkl Tolazzi, di Graz (anche se viveva a Trieste), di cui il poeta parla in Carnevale di Gerti (1928), nella stessa raccolta; la foto sembra esser stata scattata dalla stessa Gerti.


Bazlen fu il "cupido" intellettuale che favorì l'incontro tra Montale e Irma Brandeis a Firenze nel 1933. Le lettere tra Bobi e Irma servivano spesso a gestire il complesso rapporto a distanza (e i tormenti interiori) del poeta ligure.

Negli scambi, Bazlen agisce come confidente di Irma, discutendo non solo della produzione poetica di Montale (come i Mottetti o Le Occasioni), ma anche delle difficoltà politiche ed esistenziali dell'epoca.

Irma Brandeis, studiosa americana di Dante, parente del presidente della Corte Suprema Brandeis, alleato di Roosevelt, sarà la musa di Montale col nome della ninfa Clizia, attesa in Ossi di Seppia (1925), amata ne Le Occasioni (1939) e rimpianta ne La Bufera (1956). Montale applicherà la sua visione dantesca che assegna a Beatrice un ruolo più attivo.

Nel 1937 a Milano Luciano Foà conobbe Bobi Bazlen; Bazlen presentò Foà ad Adriano Olivetti, che stava pensando a una nuova casa editrice, per il dopo fascismo. Foà e Bazlen parlarono di alcuni titoli che, molti anni dopo, furono all'origine della casa editrice Adelphi. 

Dopo essersi trasferito a Roma nel 1939, Bazlen entra in analisi con lo psicanalista Ernest Bernhard. Nato a Berlino nel 1896 da genitori ebrei. Divenuto medico e pediatra, dopo un'analisi freudiana, Bernhard passò all'analisi junghiana.

Nel 1935 a Zurigo Bernard aveva lavorato con lo stesso Carl Gustav Jung del quale divenne un seguace radicalizzando le teorie junghiane con spiccate venature teosofiche ed esoteriche. Studiava e applicava la chiromanzia e l'astrologia, faceva lunghi digiuni, consultava assiduamente l'I Ching, l'antico libro-oracolo cinese con prefazione a firma di Carl Gustav Jung.

Personaggi di spicco della cultura italiana gravitarono intorno a Bernhard o furono in analisi con lui; tra questi Federico Fellini, Giacomo Debenedetti, Natalia Ginzburg, Giorgio Manganelli e appunto Bobi Bazlen, fondatore con Luciano Foà della casa editrice Adelphi, finanziato dagli Olivetti (anche Adriano fu in analisi da Bernhard). 

Nel 1942 a causa dei bombardamenti alleati su Milano, Luciano Foà si trasferì a Ivrea, da cui nel 1943, a seguito dell'occupazione della penisola italiana da parte dei tedeschi, dovette fuggire insieme al padre in Svizzera, a Ginevra. Qui incontrò molti altri intellettuali ebrei e antifascisti, con cui cominciò a pensare a nuove imprese editoriali. Ritornò in Italia nel 1945 e riprese il lavorò all'Agenzia letteraria internazionale, entrando nel 1947 nel PCI. Nel 1951 assunse il ruolo di segretario generale nella Giulio Einaudi Editore di Torino. Nel 1956, come molti della sinistra moderata,  uscì dal PCI in seguito all'invasione dell'Ungheria da parte dell'URSS.

SADE RENAISSANCE NEL DOPOGUERRA

Intanto, nell'immediato dopoguerra, il recupero di Sade era stato avviato da Horkeneimer e Adorno della Scuola di Francoforte. Max Horkheimer e Theodor W. Adorno scrivono di Sade nel celebre saggio Dialettica dell'illuminismo, pubblicato per la prima volta nel 1944 (edizione definitiva nel 1947)

Nello specifico, gli dedicano l'Excursus II, intitolato "Juliette o illuminismo e morale". 

Per gli autori, Sade non è un'anomalia, ma colui che porta la logica della ragione strumentale alle sue estreme conseguenze.

Horkheimer e Adorno partono dalla definizione kantiana di Illuminismo: l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità, inteso come l'incapacità di servirsi del proprio intelletto senza la guida di un altro. 

Kant vede in questa autonomia il fondamento della libertà morale. Per i francofortesi, i libertini di Sade (come Juliette) sono i veri "soggetti autonomi" che hanno smesso di obbedire a autorità esterne (Dio, Chiesa, Stato) per seguire esclusivamente la propria ragione calcolante.

KLOSSOWSKI

Nel 1947 anche Klossowski, con Sade Mon Prochain rivaluta la figura di Sade (rielabora il saggio nel 1967, anno in cui scrive anche Il Filosofo Scellerato). Nel 1969, con Il circolo vizioso, recupera anche Nietzche, per lui l'altro pilastro con Sade della filosofia occidentale rinnovata: il Libertino è il vero Superuomo che va al di là del Bene e del Male.

I libertini di Sade cercano di dissolvere la propria identità attraverso l'eccesso. Trattando gli altri come meri "corpi" o "funzioni", si liberano dal vincolo di essere una "persona" dotata di coscienza. A differenza del criminale comune, che prova colpa o passione, il Mostro Integrale agisce con una fredda apatia, trasformando la perversione in una forma "superiore" di logica. 

Per Klossowski, Nietzsche e Sade sono i due pilastri dello stesso sistema di pensiero: entrambi hanno cercato di distruggere il "Soggetto" stabile della metafisica occidentale.

L'opera fondamentale in cui Klossowski sviluppa questa teoria è Nietzsche e il circolo vizioso (Nietzsche et le cercle vicieux), pubblicata nel 1969.

LA NASCITA DELL'ADELPHI

L'invasione dell'Ungheria (1956) è un grosso spartiacque, un punto in cui la sinistra moderata, che sperava prima in una vittoria del PCI da condizionare, si rende conto che non è bastata la morte di Stalin per una democratizzazione del comunismo, ma resta un modello autoritario e quindi "non scalabile". Inoltre è evidente che in occidente il PCI resterà a lungo isolato, e quindi essi assumono una posizione "più fluida".

La rottura con Einaudi da parte di Bazlen e Foà viene dal rifiuto, nel 1961, di tentare una riedizione critica di Nietzche, restaurando i testi originali dalle manipolazioni della sorella nazista Elizabeth. Einaudi rifiuta, poiché Nietzche è troppo associato al nazifascismo nell'immaginario: si giunge alla rottura (anche come casus belli, forse). La rilettura di Nietzche da parte di Adelphi risulta il punto di partenza per le edizioni critiche di altri paesi. 

Da un lato Nietzche è recuperato "a sinistra", togliendo "a destra" il più grande filosofo della transizione al Novecento; dall'altro a sinistra Nietzche sdogana l'irrazionalismo e mette in crisi l'egemonia materialistica di Marx in favore di un "nichilismo" che è oggettivamente funzionale al sistema capitalista.

I due terzi del capitale fondativo viene da Roberto Olivetti, figlio di Adriano Olivetti appena scomparso nel 1960. Il gioco di Adelphi, fondata a Milano nel 1962, diviene quello di alternare testi noti ma che vengono riscoperti e risignificati con testi sconosciuti che vengono divulgati e, con la costruzione di autorevolezza, imposti nel dibattito culturale italiano.

Il logo di Adelphi è un pittogramma cinese, conosciuto come «pittogramma della luna nuova». Noto fin dal 1000 a.C., compare sui bronzi della dinastia Shang e significa «morte e rinascita».

Il nome di Adelphi deriva dall'organizzazione iniziatico-massonico di fine '700, legato alla rivoluzione francese. 

Le copertine dei libri riprendono una "gabbia" grafica, ideata dall'illustratore inglese di fine Ottocento Aubrey Beardsley. Autore di grande eleganza, associato al decadentismo e rifiutato quindi dalla cultura marxista (e ovviamente cattolica) dominanti.

I primi titoli pubblicati (1963) includono La vita e le avventure di Robinson Crusoe di Daniel Defoe. 

Nel 1964 viene lanciata la saggistica, con "La vita contro la morte" (1959) di Brown, una lettura psicanalitica della storia.

Freud non era stato il primo a diagnosticare il «disagio della civiltà»: e Brown sa ritrovare, con sapienza e acutezza, molti fili che, nella storia del pensiero e dell’arte occidentali, si intrecciano naturalmente al discorso di Freud: in Bosch e in Boehme, in Swift e in Blake, in Nietzsche e in Rilke.


Nel 1964 Zolla ripubblica Sade per Longanesi. Il marchese de Sade formulava il progetto di una repubblica basata sul libertinaggio forzato

«Ci saranno case destinate al libertinaggio femminile, come quelle degli uomini, sotto la protezione del governo; lì saranno forniti loro lutti gli individui d'ambo i sessi che esse potranno desiderare, e più frequenteranno queste case, più saranno stimate". 

«Un uomo che vorrà godere di qualsiasi donna o fanciulla le ordinerà di trovarsi in una di quelle case e lì essa gli verrà offerta per soddisfare tutti capricci che gli piacerà prendersi con lei, per  quanto bizzarri e irregolari».  D.A.F. DE SADE, Francesi! Ancora lino sforzo se volete essere repubblicani!, in Le Opere, a cura di Elémire Zolla, Longanesi, Milano 1964, p. 306.

Proprio per questo, per Blondet Sade può illuminarci sulla via che l' Adelphi ha intrapreso, la via che conduce  dalla Ragione rivoluzionaria a Dioniso e a Kali. 


Nel 1965 la collana di romanzi lanciata da Bobi Bazlen, la Biblioteca Einaudi, che diverrà l'ammiraglia. "L'altra parte" (1909) di Alfred Kubin. Il romanzo narra l’esperienza di un artista che viene invitato a vivere in un misterioso regno chiamato “Città del Sogno”, fondato da un enigmatico milionario. Questa città, separata dal mondo moderno, è un luogo dove si materializzano desideri, incubi e pulsioni inconsce. Progressivamente, il sogno collettivo degenera in caos e distruzione, in un crescendo di visioni allucinate che rispecchiano l’angoscia esistenziale dell’autore.

Qui Bazlen pubblica tutti i titoli bloccati dalla torinese Einaudi: "Manoscritto trovato a Saragozza" di Jan Potocki è un primo grande iconico successo.

Bobi Bazlen muore però in questo stesso 1965, e ne raccoglie il testimone Roberto Calasso, che proseguì questa linea ermetica in modo ancora più aperto.


1967: Collana Fascicoli.

Artemis Efesia è un libro dello scrittore e artista italiano Albino Galvano, pubblicato nel 1947. L’opera unisce riflessione filosofica, mitologia e simbologia, con particolare attenzione alla figura della dea Artemide Efesia, simbolo di fecondità e principio femminile universale. È considerato uno dei testi più significativi del pensiero simbolico italiano del dopoguerra.

Nel 1968 vengono pubblicati i quaderni di Bazlen, che non aveva pubblicato nulla in vita.

Ecce homo. Come si diventa ciò che si è di Friedrich Nietzsche, curato da Roberto Calasso, è stato pubblicato da Adelphi, 


Con Calasso «L'Adelphi prende uno scrittore e lo ripropone rovesciandolo di segno,  ha ironizzato Stefano Zecchi in occasione della biografia di Oswald Spengler (ri)pubblicata da Calasso: «Se io parlo di Spengler, questo viene considerato un rottame del nazismo; se ne parlano le vestali dell' Adelphi, diventa un raffinatissimo pensatore, eventualmente anche di sinistra»

1969

Ernst Bernhard, Mitobiografia, a cura di Hélène Erba-Tissot, trad. di Gabriella Bemporad, Adelphi, Milano, 1969



Nel 1971 Calasso diviene direttore editoriale, collaboratore dalla prima ora, a soli vent'anni. Lancia la collana di studi mitico-esoterici il «Ramo d'oro» (1971), ispirato nel titolo al Ramo d'Oro di Frazen, è la collana fortemente calassiana dei testi apertamente esoterici, come Mircea Eliade. Autori spesso "di destra" recuperati in un irrazionalismo di sinistra.

Ecce Homo di Nietzche viene pubblicato da Adelphi sotto Calasso, in questo 1971. Federico Nietzsche scrisse di getto Ecce Homo a Torino fra l'autunno del 1888 e i primi del gennaio 1889: ancora pochi giorni, e sarebbe sprofondato per sempre nella demenza. 

«Piccola biblioteca Adelphi» (1973) e «La collana dei casi» (1974), di stampo psicanalitico Junghiano, sono sue altre creature.

Nel 1973 avviene l'ingresso in catalogo di René Guenon, nel 1975 l'ingresso di Gurdjeff, nel 1976 di Uspenskij, allievo di Gurdijeff.


1988. Umberto Eco, Pendolo di Foucault

Per Blondet è una satira della Adelphi come casa editrice esoterica.

Calasso risponde con la "sua rivelazione", le Nozze di Cadmo e Armonia (1988).

«dissolto il sacrificio tutto il mondo torna ad essere, senza saperlo, un'immensa officina sacrificale» 

Al contrario di Eco, Calasso dice che dietro il mistero c'è qualcosa: «Esempio e modello di ogni male sono gli dèi, ed è ingiusto biasimare gli uomini se imitano azioni che gli dèi hanno commesso prima di loro». 

1991 Rilettura di Nietzche di Calasso in I 49 gradini. Per Blondet, "Il genio dell'interpretazione di Calasso sta nel dare alla parabola di Nietzsche, fino al crollo psichico del 1889, non già il senso di un tristissimo fallimento, ma di un'ascesi inversa, tenacemente perseguita, che nella follia si compie e raggiunge il suo scopo. Vale la pena di seguire i passi di questa interpretazione, fino a indicarne il vertiginoso punto di arrivo di intenzionale "decadence".

1992 Elemire Zolla:

«per la sua sociologia del sacro, ogni compagine civile si regge su un'effusione di sangue gratuita e atroce; la République trae la sua forza dal rito di magia nera che fu la gratuita decapitazione di Luigi XVI»  Uscite dal mondo, ciI., Adelphi 199

1993. "La contessa Graziani" è un libro scritto da Jean-Jacques Langendorf e pubblicato da Guida Editori nel 1993 nella collana "Bianco e blu". Tra i personaggi appare L'Abate Calasso che rimanda al direttore di Adelphi, come rettore della chiesa di San Satiro.

«il dottor Parodi, geniale inventore di una bambola fellatrix; la contessa Graziani, che mirabilmente coniuga la sodomia con l'eccitante spettacolo di una impiccagione [ ... ]. Maestri di cerimonie svanite nel mondo dell'Uomo Nuovo». 

E dunque, «l'abate Calasso» del raccontino sembra proprio Roberto Calasso, con tratti di Sade, nel proporre scuole di prostituzione per le fanciulle della nobiltà. 

Nel 1994 esce l'opera di Blondet.


ADELPHIZZAZIONE.

Nel 2008 nasce il termine "Adelphizzazione": la tendenza di una parte della cultura italiana ad assorbire la linea strategica e le scelte della casa editrice Adelphi. L’«adelphizzazione» di una zona della cultura italiana in fondo si è realizzata soprattutto attraverso scelte impolitiche. Più i testi sono distanti dall’impegno diretto, dalla sociologia battente, dal presente che incombe, più è alta la probabilità che essi vengano presi in considerazione. (Antonio Gnoli, Repubblica, 29 ottobre 2006, p. 50, La Domenica di Repubblica). Il neologismo, che nasce ironicamente e tardi, dimostra la grande influenza dell'editrice nell'aver determinato la cultura "radical chic", in cui l'elemento radical è sacrificato all'estetismo.




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