Gastone, il rivoluzionario fortunato

 Il Contesto Settecentesco


Di recente, è stato studiato da Silvio Montaldo come anche in Piemonte la "Nuova Atlantide" dell'accademia scientifica sia stata la base del pensiero poi illuminista e quindi rivoluzionario. Nel 1720 la Università viene riformata, e nel 1721 viene creato un gabinetto di fisica poi reso eccellente dal monregalese abate Beccaria; nel 1729 veniva aperta una facoltà autonoma delle arti.  Nel 1738 la Fisica viene separata da Etica e Teologia, e al tempo stesso, con la costruzione di un nuovo grandioso arsenale, la fisica viene connessa alla preparazione bellica (il calcolo delle traiettorie è fondamentale e richiede calcoli fisico-matematici migliori possibile).

Nel 1752 l'arsenale si dota di una scuola e il rapporto tecno-scientifico si fa più stretto, con beneficio reciproco. Nel 1757 il Cigna e il Lagrange formano un primo nucleo di società delle scienze che dà ulteriore impulso alla cultura scientifica. Nel 1766 Lagrange va a dirigere l'Accademia prussiana.

Ancora nel 1776 viene bloccato l'avvio di una facoltà di scienze perché si sospetta che rischi di aumentare anche la produzione di veleni e le falsificazioni. Nel 1783 viene fondata l'Accademia delle Scienze, nel 1785 quella di Agraria che nel 1789 ottiene la protezione regale. Il sovrano stesso ne celebra l'apertura in una aula magna che richiama apertamente il Tempio di Salomone.

Nel 1805 Napoleone la rese Academie Imperiale ma continuò a farla prosperare, sotto Tommaso Valperga ed altri. Massone, allievo di Beccaria, Lagrange e Cigna (nell'Accademia delle Scienze dal 1773). amico fraterno di Alfieri nel 1772, che lo definisce "un Montaigne vivente". "Secondo Pitagora", paragonato a Leibnitz, insegnò lingue orientali e nel 1803 fu curatore delle opere e della Vita di Alfieri, che integrò (1804). Scrive un saggio di estetica classicista nel 1806, e i Principes de philosophie pour des initiés aux mathématiques (1811). Morì nel 1815.

Le sette rivoluzionarie

Per la cospirazione massonica, l modello organizzativo di riferimento per le società segrete, in linea di massima, era quello massonico. A Torino era sorta nel 1765 la Loggia di Saint-Jean de la Mystérieuse, alcuni membri della quale erano in stretti rapporti col sovrano Vittorio Amedeo III sin da quando questi era principe ereditario.

Dopo la rivoluzione del 1789, però, le logge massoniche erano state sciolte (nel Regno sardo da un editto dello stesso Vittorio Amedeo III del 20 maggio 1794) e ridotte alla clandestinità.

La tramutazione del Piemonte sotto la Rivoluzione Giacobina ha il suo avvio con la discesa di Napoleone, che vince la battaglia di Mondovì nel 1796 con la metà delle truppe dell'avversario, meglio armato di lui. Mondovì è la prima grande vittoria napoleonica che lancia la sua frenetica ascesa.

Una ristretta élite accolse nel 1797 Napoleone come liberatore piemontese, nel 1798 i Savoia cadono per una transitoria repubblica sorella. Nel 1799 si era votata l'annessione alla Francia; gli austroungarici intervennero e ripresero il territorio nel 1800, ma Napoleone - rafforzatosi a primo console in patria - riprende il tutto a Marengo.

Felice Bongioanni di Mondovì

Tra i giacobini, la figura più significativa per il giacobinismo torinese, fu Felice Bongioanni, nato a Mondovì nel 1770, avvocato a Torino, membro del governo provvisorio (capo degli Affari interni) dopo il dicembre 1798dimissionario dall’incarico (unico nel governo) per aver manifestato, la propria contrarietà all’unione con la Francia, essendo - come alcuni lombardi e toscani - favorevole a una Italia unita. 

Riparatosi in Francia, scrisse a Marsiglia, nel corso dello stesso 1799, i Mémoires d’un jacobin, rimasti inediti sino al 1958. Del testo colpisce la scelta del nome "giacobino", terrorizzante per il popolo e l'ancien regime, coerente però con la sua vicinanza a Babeuf. Nel 1801 appariva un direttorio napoleonico in Piemonte che nel 1802 confermò l'annessione. 

Nel 1803 Napoleone aveva intanto sciolto le logge rivoluzionarie in favore di una massoneria moderata filogovernativa.

Felice Bongiovanni divenne procuratore imperiale a Ceva (1804), vicino alla sua Mondovì, e poi nella ben più importante Genova. Nel 1814 fu tra i promotori di un'iniziativa per convincere Napoleone a guidare l'Unità d'Italia. Tra 1815 e 1819 compose la "Giandujeide", poema eroicomico satirico contro l'ancien regime, sfruttando la maschera di Gianduja da poco introdotta come maschera piemontese. Si spense nel 1838.

Xavier de Maistre fu invece l'alfiere, torinese, della controrivoluzione. Studiando la rivoluzione da scritti del 1796, dopo l'occupazione sabauda fu ambasciatore presso lo zar di Russia (1803-1817) per poi tornare a Torino e morirvi nel 1821, vedendo ancora l'alba del Risorgimento.

Controrivoluzionario moderno nell'era di un decadente conservatorismo, nel tempo lungo, tra tante metamorfosi politiche, la destra controrivoluzionaria europea, come Maistre aveva intuito, saprà, diventando moderna, e con risultati assai inquietanti, recepirele lezioni ineludibili della rivoluzione.

L'Adelfia e Michele Gastone, monregalese.

La setta dei Filadelfi nel 1796 a Besancon da Charles Nodier nasceva in chiave antinapoleonica come riorganizzazione dei gruppi giacobini ormai disciolti. Nel 1799 si forma anche in ambito italiano con Angeloni e Garibaldi. Il suo obiettivo pare fosse ultrarepubblicano, abbattere o assassinario Napoleone.

Questa setta era composta da nuclei di cinque persone (una delle quali era l’Arconte) e divisa in chiese centrali e in chiese provinciali – guidate da un organismo centrale col nome di «Gran Firmamento». 

Gastone, che ne fu membro, era nato a Mondovì nel 1778. Sicuramente assiste con entusiasmo all'arrivo di Napoleone in città, nel 1796, anche se in questi anni probabilmente studia a Torino, filosofia, fisica (di cui Mondovì, con Beccaria e Cigna, era una sorta di capitale sabauda) e medicina.

Ci sono stretti legami tra Gastone e Michele Buniva, suo maestro, massone, giacobino, professore universitario di Medicina, che ricoprì importanti cariche nella Torino rivoluzionaria e napoleonica. Vi è un nesso stretto fra il giacobinismo scientifico, l’affiliazione alla massoneria e il mondo settario, ancora oggi oggetto di ricerche: Gastone dovrebbe essersi laureato con lui verso il 1798

Nel 1799 è già fervente rivoluzionario monregalese, presente nel governo rivoluzionario della città.

Nel 1800 venne integrato nei ranghi dei funzionari della republique. Nel 1805 è probabilmente tra i fondatori del grande oriente italiano napoleonico che supporta Bonaparte come re d'Italia, magari obtorto collo per i repubblicani. Nel 1806-1814 presiede il Tribunale di Alta Polizia, una specie quindi di Saint Just piemontese e monregalese, con riconoscimento di ruolo-chiave.

A Torino il Gastone aveva ricoperto anche, come medico, l’ufficio di primario dell’Ospizio di mendicità, del quale era stato privato con la Restaurazione.

Nel 1815, persi tutti gli incarichi, passa all'attività cospirativa come secondo di Buonarroti. 

Si era quindi dedicato a tempo pieno all’attività cospirativa: come sarebbe emerso dagli interrogatori compiuti dalla Commissione inquisitoriale lombarda, furono frequenti i suoi viaggi in varie città dell’Italia settentrionale per organizzare e ispezionare le "chiese locali", così come fu intensa la sua corrispondenza coi responsabili locali.

Gastone ha il nome in codice di "Cincinnato", che non è casuale: è il condottiero romano ritiratosi pacificamente dopo i successi, e quasi ironicamente indica che Gastone, proprio perché centrale, deve stare defilato. Gastone, per certi versi, è una figura come il Moriarty di Holmes, che comanda tutta una rete spionistica in una nazione e perciò sembra un semplice comune borghese.

Se ancora non è chiaro il ruolo che in seno all'Adelfia esattamente ebbe Filippo Buonarroti, fu opera del grande rivoluzionario la riorganizzazione dell’Adelfia nella nuova setta dei Sublimi Maestri Perfetti, da lui stesso creata nel 1818 con l’obiettivo di infiltrarsi e dirigere le diverse società segrete europee, a partire dalla Carboneria italiana sorta con forza in quello stesso Annus Duplex che raddoppiava il 1717 massonico, il 1616 rosacrociano, il 1515 luterano. Materialmente è però Gastone a crearla per ordine del "superiore sconosciuto".



"Dialoghi di Focione" (1763) di Gabriel Bonnot de Mably è considerato uno dei precursori del socialismo utopistico e del pensiero comunista moderno.

Gastone  istituisce nel 1818 anche personalmente il nucleo di Alessandria, da cui partiranno i moti del 1821 in Piemonte; nel 1819 istituisce il nucleo adelfico di Modena, l'unica azione per cui si avranno prove e verrà condannato, anche se oggi si è ricostruito un suo ruolo molto, molto più apicale.

La setta deriva da quella creata da Nodier a Besancon nel 1796, i Filadelfi o Adelfi, in chiave antinapoleonico-repubblicana; ma addirittura i Sublimi Maestri Perfetti avrebbero subito l'influsso degli Illuminati, in particolare di Knigge (1752-1796). Knigge, massone nel 1772, figura di corte di alto rango a Weimar, Illuminato, rompe con Weishaupt nel 1783, dopo la grande convention massonica del 1782 che aveva causato delusioni e deviazioni.

Knigge è ricordato in particolare come scrittore per la sua opera principale, Über den Umgang mit Menschen (Sulle relazioni umane), un trattato sui principi fondamentali dell'uomo e sui principi delle relazioni umane di modo che i primi diventino la guida più autorevole per la politica, l'etichetta ed il comportamento. L'opera si presenta più come un trattato socio-filosofico sulle relazioni umane a tal punto che la parola "knigge" in tedesco è divenuto sinonimo di questo atteggiamento "umanistico".




La nuova setta, che manteneva elementi della precedente organizza zione, come le chiese provinciali e il Gran Firmamento, assumeva tutta via un carattere ideologicamente più spiccato: essa doveva infatti dive nire – come sottolinea Saitta – «palestra di quella “filosofia” che deve rendere possibile la riforma della società». Il suo programma egualitario-democratico era caratterizzato da un gradualismo che prevedeva per il primo grado la costituzione, per il secondo la repubblica e per il terzo il comunismo.

Gastone, con l'abilità di rimanere nell'ombra, aveva fatto di Torino il centro su cui tutti i settari dell’Italia settentrionale convergevano, con il sostanziale obiettivo di armare gli associati e i popoli per costringere i principi ad accettare la Costituzione di Spagna.

Nell’ambito dell’ordine buonarrotiano Torino aveva un ruolo di primaria importanza: nella città, detta Nicea (luogo della prima formulazione del Credo cattolico) aveva sede la «chiesa» centrale, dalla quale dipendevano le «chiese» provinciali del Piemonte, della Lombardia e dell’Emilia. Capo della chiesa centrale con la carica di diacono mobile, con il compito di tenere i contatti con il Grande Firmamento, che era appunto il nostro Michele Gastone.

Anche la Carboneria nell'Alta Italia subì il forte influsso di Buonarroti e Gastone (ideologo e attuatore), accentuando i simbolismi cristologici del "maestro falegname" e ponendo anche qui un nuovo grado di Gran Maestro, oltre i due base di Apprendista e Mastro, in cui si rivelava lo scopo della "riforma agraria" ovvero del comunismo.




Su questo ramificato tessuto settario si innestò anche la vasta cospirazione posta in atto dalla Società dei Federati, diffusasi nell’Italia centro-settentrionale: pur nella difficoltà di far luce compiutamente sulle trame delle organizzazioni segrete, in particolare di quella buonarrotiana, per la tendenza di questa a «camuffarsi» assumendo modalità organizzative di altre sette, nella fattispecie della massoneria, sembra che proprio ad essa facessero capo i Federati, che costituivano «la società popolare» dei Sublimi Maestri Perfetti, cioè una società subalterna, che ne dove va formare «la massa d’urto»

Nonostante fosse organizzata gerarchicamente in «unioni» di cinque membri, alle dipendenze di un «capitano d’unione», a sua volta agli ordini di un comandante di distretto, e prevedesse giuramento e parole d’ordine, la Federazione non era una vera e propria setta, perché priva di riti e simboli e aperta a chiunque avesse «l’animo italiano». Proprio per questo essa attirava quanti erano riluttanti ad iscriversi alle società segrete. i suoi aderenti spessonon condividevano certo gli ideali di tipo comunistico del Buonarroti, né sapevano di essere manovrati dall’alto.

D’altra parte proprio il gradualismo dell’ordine buonarrotiano consentiva che ogni setta di grado inferiore operasse in vista di obiettivi più limitati rispetto a quelli dei gradi superiori: nel caso della Federazione essi erano la lotta al dispotismo e il conseguimento dell’indipendenza dell’Italia e della Costituzione.

Fino al 1819-1820 prevalgono ancora i moderati tra gli studenti ma Gastone è abile a soffiare sul fuoco.

I Moti del 1821.

Duranti i moti del 1821 Gastone agì nell'ombra, soffiando sul fuoco delle proteste torinesi e giungendo a un passo dall'avviare un risorgimento sotto Carlo Alberto. Apparentemente sono più in primo piano i liberali, ma del resto lui, adelfico e repubblicano, non sarebbe stato di fiducia del futuro sovrano come un Santarosa.

Il 1821 iniziò a Torino col carnevale, per quattro studenti mascherati da Carbonari durante la sfilata, prontamente arrestati dalla polizia.

Ciò scatenò vivaci proteste studentesche in Via Po, disperse con una carica di cavalleria all'arma bianca, una trentina di feriti e una sessantina di arresti da parte del governo di Theon di Revel. L'Università viene chiusa.

Carlo Alberto va a visitare i feriti, portando dei dolci e confermandosi liberale. Carlo Alberto da tempo si appoggiava ai liberali risorgimentali, Vincenzo Monti (in modo più opportunistico) e Pietro Giordani (il mentore di Leopardi) più convinto, che lo avevano nominato "l'astro nascente" d'Italia.

De Maistre, il reazionario, affermava che il risorgimento partiva dalle università, per colpa dei professori che montavano gli studenti.

Vittorio Emanuele I lascia Torino il 7 marzo, rassicurato; l'8 marzo ci sono nuovi colloqui con Santarosa, che nota l'indecisione del principe, e il 9 marzo fa partire una rivolta alla guarnigione militare di Fossano. Il 10 il re torna in città, Alessandria cade, altre truppe insorgono anche a Torino.

gli austriaci sconfiggono la rivolta napoletana e quella piemontese, entrano in Torino e avviano la repressione. Oltre 4000 persone sono colpite. Solo 3 però le pene di morte.

La repressione poliziesca si accompagna a quella religiosa delle congregazioni, specie quella dei gesuiti, che operano da "mediatori", convincendo molti a consegnare a loro, come confessori, le loro patenti massoniche (un "missionario" ne ritira da solo, in pochi giorni, oltre 70).

L'università è chiusa per un anno, le lauree annullate, e i Gesuiti posti a suo capo per controllarne l'assenza di influssi di sette. Questa ingerenza però causa fortissimi malumori.

Continuò l'apparizione di studenti in berretto rosso e nero sino alle animate discussioni tra i liberali nei caffè Fiorio, San Carlo, San Filippo e della Borsa.


nel 1822, falliti i moti, fuggì a Lione dove fu arrestato, ma con poche accuse su di lui: detenuto a Fenestrelle (1823), fu poi rilasciato nel 1824 senza condanne, e si recò in esilio a Bruxelles.

Qui, nella futura capitale d'Europa, accoglie gli esuli come l'Ornato, il Cousin, i più celebri Tommaseo e Gioberti; diffonde nei salotti belgi l'apprezzamento del Risorgimento e su suo impulso la contessina Elisabetta Lalaing tradusse la "Vita di Dante" del Balbo.

Nel 1824 intanto si forma il Museo Egizio, visitato da Champollion, ricevuto dal monregalese Cordero di San Quintino (+1857) che lavorò al museo negli anni prima e dopo la sua apertura nel 1832. Anche Cordero era nei "Cavalieri della Libertà".

Nel 1826 abbiamo rapporti di polizia su di lui; nel 1828-1830 le organizzazioni buonarrotiane si trasformano ancora (Filadelfi-Adelfi-Sublimi Maestri Perfetti-Mondo): l'ultima incarnazione, "il Mondo", avrà avuto per lui una suggestione della sua Mondo-vì.

L'emanazione esterna del Mondo era formato dai Veri Italiani, con un rapporto simile a quello di Maestri Perfetti e Federati, mente e braccio.

Ma ormai nel 1831 era emersa  la Giovine Italia di Mazzini, che si stacca dalla Carboneria, la surclassa e fa incetta anche di Adelfi.  

Gastone abbandona in questa fase il grande vecchio Buonarroti, pur senza entrare nei mazziniani, in una fase in cui a Mondovì sorge invece la setta dei Cavalieri della Libertà, di stampo liberale e "templarista" (e quasi berlusconiano ante litteram).

I Cavalieri delle Libertà

Nel 1830, a luglio, i moti di Parigi suscitarono ulteriori moti piemontesi.

Carlo Alberto vide muoversi molto le sette nel Regno a partire dalla primavera del 1831, appena era salito al trono: prima i Cavalieri della Libertà (1830, molto in contatto con gli esuli svizzeri); il nucleo fondativo era monregalese, con al centro i due fratelli Durando e Massimo Cordero di Montezemolo, applicato nell'ufficio del Procuratore Generale di Sua Maestà.

La struttura della società era sempre all’incirca quella dei Centri-Raggi passata poi agli Adelfi e Sublimi Maestri Perfetti

Nel 1831 i membri della società ordirono un cospirazione con l'intenzione di obbligare il re Carlo Felice a effettuare riforme di stampo liberale o, nel caso questi si fosse rifiutato, ucciderlo. Furono scoperti per via del Ribotti nell'aprile 1831, e molti di loro furono arrestati: Cordero di Montezemolo, i fratelli Durando furono costretti a espatriare. 


Sfuggirono in pochi, solo coloro che il Ribotti non conosceva personalmente: il medico Sisto Anfossi, Massimo Cordero di Montezemolo, Giovanni e Giacomo Durando.


Carlo Felice morì comunque poco dopo, il 27 aprile, lasciando il regno, controvoglia, al filocarbonaro Carlo Alberto, che astutamente non aveva più dato adito a ragioni per sottrargli il trono.


Carlo Alberto insabbiò e amnistiò tutti, o perché coinvolto o per non volere comunque un processo.

Gli Indipendenti, che avrebbero operato tra il 1831 e il 1834, avrebbero avuto il loro centro in Svizzera e in Piemonte sarebbero dipesi dai Cavalieri. Il loro capo in Svizzera era Carlo Pisani Dossi, di Pavia, l’ideatore della spedizione in Savoia del 1831.

 «côterie carbonica che ha le reliquie del 1821, che ha qualche filo influente a Torino. Questa è in contatto con noi ma non ha mai voluto accettare le nostre azioni; sono uomini dottrinari" dice Mazzini.

Nel 1832 a Torino, tra i primi atti del suo regno, Carlo Alberto apre il Museo Egizio.

Nel 1832 a Locarno avviene un primo scontro dialettico tra Carbonari e Mazziniani, che nel 1833 sfocia in una rottura completa tra Buonarroti e Mazzini. Mazzini, pur con elementi di socialismo utopistico e umanitario, rifiutava la "perfetta uguaglianza" di Buonarroti, ovvero non davanti alla legge ma nei fatti con l'abolizione della proprietà (per lui gli squilibri andavano temperati, ma non aboliti ope legis).

Si giurava su un pugnale, secondo un rito massonico traslato (la corda al collo), di morire per la causa. Gli affiliati si segnavano con un ramoscello di cipresso (evocativo della morte e del lutto per la patria perduta).

tra gli ultimi di gennaio e i primissimi di febbraio del 1834, la tentata invasione della Savoia e il contemporaneo tentativo di Genova dei mazziniani, che fallisce.

Il mazziniano Gallenga nel 1834 progettò di pugnalare Carlo Alberto per la sua decisa repressione dei mazziniani repubblicani ma dovette rinunciare. Lo stesso Mazzini gli aveva consegnato, per il sacrificio rituale, un pugnale di lapislazuli.

no degli esempi più famosi è il pugnale della principessa Ita (XII Dinastia, circa 1900 a.C.), ritrovato a Dahshur. Questo reperto presenta un'impugnatura in oro finemente intarsiata con dischi di lapislazzuli e feldspato, sormontata da un pomolo a mezzaluna sempre in lapislazzuli. Sebbene non fosse un'arma da combattimento, aveva un valore altamente simbolico e rituale.

Mesopotamia: Nelle Tombe Reali di Ur (circa 2600 a.C.) sono stati rinvenuti pugnali con lame d'oro e impugnature interamente in lapislazzuli, come quello attribuito al re Meskalamdug. Questi oggetti sono considerati simboli di potere divino e prestigio regale

 Sotto il regno di Carlo Alberto, Torino era divenuta la capitale europea dell'egittologia, influenzando non solo la scienza, ma anche l'arredamento (il cosiddetto "stile egizio" sabaudo) e il simbolismo politico.

1834: A Bruxelles, Gastone incontra Gioberti, che lo preferisce a tutti.

1835: club "La conversazione letteraria", con Montezemolo.

1836: Montezemolo dei Cavalieri della Libertà fonda "Il subalpino", formalmente giornale letterario. 

Nel 1836 le ultime retate, incluso il proprietario del caffé San Carlo a Torino, posero fine anche alla Giovine Italia in Piemonte.

Nel 1837, con la morte di Buonarroti, Gastone perdeva il suo mentore, rimanendo l'ultimo custode dei segreti dei Sublimi Maestri Perfetti


Gastone quindi, cessata l'attività  tornò nel 1839 a Torino, cercando invano contatti con l'ambiente di corte. 

Viene intanto chiuso dalle autorità "Il Subalpino" a dicembre 1839, di Montezemolo.

Gioberti nel 1847, con scarsa preveggenza, nell'appoggiare Pio IX scrive a Gastone di "dire agli israeliti di Torino che egli è davvero il Messia".



Gastone morì il 28 luglio 1852, a 74 anni, all'indomani del fallimento della Prima Guerra d'Indipendenza. 




Fa in tempo a veder compiuto il suo tentativo (spingere Carlo Alberto all'unificazione) ma anche a vederlo fallito. Il decennio di preparazione liberale di Cavour inizia; ma lui non ne vedrà gli esiti.

Il fratello Filippo Gastone gli erige una lapide monregalese.



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