Nyarlatothep: Ontologia del Chaos Strisciante
Nyarlathotep nei panni di Nikola Tesla in Rotomago e l'adattamento a fumetti di Julien Noirel del poema in prosa "Nyarlathotep"
L'Eccezione Teologica nel Cosmicismo Lovecraftiano
All’interno dell’architettura mitopoietica di Howard Phillips Lovecraft, la figura di Nyarlathotep occupa una posizione di radicale singolarità teologica e filosofica. Mentre le altre deità del pantheon cosmico — quali Azathoth, Yog-Sothoth o lo stesso Cthulhu — incarnano una fredda, distante e impersonale indifferenza nei confronti dell'umanità, confinate in esili stellari, sonni millenari o dimensioni inaccessibili , Nyarlathotep si distingue per una costante, deliberata e perversa attività sul piano terrestre. Egli è l'unica entità classificata come "Dio Esterno" che interagisce direttamente con il genere umano utilizzando linguaggi antropomorfi, manipolando le strutture sociali e servendosi di una fitta rete di propaganda e inganni per accelerare la degenerazione psichica della specie.
Definito canonicamente come "l'anima e il messaggero degli Altri Dei" e la progenie diretta del "Caos Nucleare" Azathoth , Nyarlathotep non persegue la mera distruzione fisica o la conquista territoriale, bensì la sistematica propagazione della follia e del caos psicologico. La sua azione si configura come una beffa cosmica, un perenne sberleffo alle pretese razionali dell’uomo di dare un ordine coerente al cosmo. Questa attitudine manipolatoria si riflette anche nel suo rapporto di profondo disprezzo verso la sua stessa divinità d'origine, Azathoth, di cui esegue i ciechi e sussultori comandi pur giungendo a colpirne metaforicamente la testa in segno di derisione e superiorità intellettiva.
La Genesi Onirica ed Epistolare: Il Trauma del Sogno e le Lettere Canoniche
La nascita filologica di Nyarlathotep non deriva da una ponderata pianificazione letteraria, ma emerge direttamente dal subconscio più profondo e tormentato di Lovecraft. Come documentato in una celebre lettera indirizzata all'amico Reinhardt Kleiner il 14 dicembre 1921, l'autore descrive l'origine dell'entità come il frutto di "un incubo reale, il più realistico e orribile che io abbia mai vissuto dall'età di dieci anni". Lovecraft riferisce che, in una fase di forte stress emotivo e fisico caratterizzata da sintomi ascrivibili a una severa emicrania — tra cui un violento dolore alla fronte e un persistente ronzio auricolare —, sognò di ricevere una lettera straordinariamente vivida dall'amico Samuel Loveman. Il testo onirico recitava:
«Non mancare di vedere Nyarlathotep se viene a Providence. È orribile — orribile oltre ogni cosa tu possa immaginare — ma meraviglioso. Ti tormenta per ore dopo averlo visto. Sto ancora tremando per quello che ha mostrato.»
Nel sogno, Lovecraft non aveva mai udito prima il nome di Nyarlathotep, ma ne comprese immediatamente l'allusione, identificandolo con una sorta di conferenziere o showman itinerante che teneva esibizioni pubbliche volte a scatenare un terrore diffuso. Tali spettacoli constavano di due fasi distinte: la proiezione di una pellicola cinematografica dal carattere profetico e apocalittico, seguita da eccezionali esperimenti condotti con complessi apparecchi scientifici ed elettrici di vetro e metallo. Svegliatosi di soprassalto in preda a un'angoscia intollerabile, lo scrittore fu spinto dall'automatico impulso di preservare quell'atmosfera di spavento cosmico e iniziò immediatamente a scrivere, redigendo il primo paragrafo del suo componimento in prosa prima ancora di essere pienamente sveglio; al risveglio completo, l'autore constatò sbalordito che il testo prodotto era perfettamente coerente e richiese la modifica di sole tre parole rispetto alla stesura finale.
LORD DUNSANY
La critica letteraria ha ampiamente rintracciato le influenze culturali alla base di questa folgorazione onirica. Sotto il profilo tecnologico, la figura del conferenziere che manipola forze elettriche invisibili trova un chiaro correlato storico nelle celebri e affollate dimostrazioni pubbliche condotte dall'inventore Nikola Tesla, i cui esperimenti ad alta tensione apparivano all'uomo comune dell'epoca come manifestazioni al confine tra la scienza d’avanguardia e la negromanzia. Sotto il profilo prettamente mitopoietico e linguistico, Robert M. Price ha invece suggerito che il nome dell'entità sia stato suggerito al subconscio di Lovecraft dalla lettura delle opere di Lord Dunsany, autore da lui profondamente ammirato in quel periodo. In particolare, si riscontrano stringenti analogie fonetiche con i nomi di Alhireth-Hotep, un falso profeta che compare nel dramma dunsanyano The Gods of Pegana, e Mynarthitep, una divinità iraconda menzionata nel racconto The Sorrow of Search.
Il falso profeta, che appare nel 1905 in The Gods of Pegana, Alla morte del precedente profeta (Yug), gli uomini chiedono ad Alhireth-Hotep di diventare la loro nuova guida e di essere saggio come chi lo ha preceduto. Egli accetta proclamando: "Io sono saggio quanto Yug" e inizia a pretendere doni, affermando che la Vita e la Morte sono "affari suoi". Un giorno, Alhireth-Hotep scrive con superbia nel suo libro sacro: "Alhireth-Hotep conosce Tutte le Cose, poiché ha parlato con Mung. Nel passo successivo, viene detto che egli è tra le Cose che Furono. Quando Alhireth-Hotep muore, gli uomini non aprono gli occhi; si limitano a cercare un nuovo sostituto (Kabok), chiedendogli di essere "saggio come Alhireth-Hotep", perpetuando un ciclo infinito di inganni e false sicurezze. Alhireth qui richiama anche Al Hazred, All Has Read, l'arabo folle autore del Necronomicon.
Mynarthitep non è un dio dunsaniano dotato di un mito strutturato, bensì una divinità minore citata fugacemente da Lord Dunsany nel racconto "The Sorrow of Search" ("La tristezza della ricerca"), contenuto nella sua seconda antologia fantasy. Nel racconto "The Sorrow of Search", il re Thahn decide di intraprendere un lungo viaggio per trovare e comprendere la Verità ultima sugli dei. Durante questo cammino incontra innumerevoli sacerdoti schierati davanti ai portoni dei loro templi. Ciascun sacerdote cerca di deviare il re dal suo cammino, offrendogli la devozione a una specifica divinità locale. Il sacerdote di Mynarthitep intima al re di fermarsi, avvertendolo che cercare la Verità assoluta è inutile e pericoloso. Gli suggerisce invece di entrare nel tempio per placare la furia di questo dio attraverso sacrifici e sottomissione. ome gran parte delle figure di Dunsany, Mynarthitep incarna l'archetipo della divinità antropomorfa creata dalla paura umana. Rappresenta quei sistemi di fede basati sul terrore della punizione divina, usati dal clero per bloccare la sete di conoscenza degli individui e costringerli all'obbedienza.
Nel pantheon fittizio di Pegāna, i mortali cercano disperatamente di interpretare il volere di divinità distanti, indifferenti o crudeli. Lungo la storia si sussegue una stirpe di profeti, ognuno dei quali eredita il ruolo dal precedente una volta che questo muore o scompare.
Lovecraft fonde le due creature.
Nyarlathotep, sotto le spoglie di un Magus, è davvero un dio beffardo che gode della sottomissione e della follia degli uomini, trasformando la satira filosofica di Dunsany in puro orrore cosmico.
Nee-oorat significa letteralmente "Ciò che appartiene al Grande Vuoto". Se aggiungiamo il suffisso -hotep ("in pace" o "soddisfatto"), l'intero nome Nyarlathotep si traduce come "Il Grande Vuoto ne è compiaciuto", una descrizione perfetta per il messaggero degli Dei Esterni che incarna il nulla cosmico. Il suffisso Hotep è spesso legato a faraoni o alti sacerdoti, col significato di “il dio X” a cui loro sono legati, “è soddisfatto”.
1919: WILLIAM BUTLER YEATS: THE SECOND COMING / BIRTH
Nel 1919 W.B.Yeats, massimo esponente artistico della Golden Dawn (cui apparteneva anche Dunsany) scrisse una sua opera sulla Seconda Nascita (inizialmente, evocando il Rinascimento) o Seconda Venuta (secondo titolo, che richiama apertamente il ritorno di Cristo nell'apocalisse) in cui sostiene che col 1919 si è in un passaggio di cicli. C'è stata la grande guerra appena conclusa, sta iniziando la rivoluzione irlandese (completamento del Celtic Revival, il Rinascimento Celtico), si sta sviluppando la pandemia spagnola (anche la moglie Georgie, incinta, ne sta soffrendo mentre lui scrive).
Egli aveva conosciuto Georgie nel 1910, quando lei aveva sedici anni, nella cerchia della madre (il padre, un gentiluomo alcoolista, era morto nel 1909), di Olivia e della figlia Dorothy Shakespeare e del marito di quest'ultima, Ezra Pound. Pound usava i fondi mecenatistici della Shakespear per sostenere Eliot e Joyce.
Yeats aveva conosciuto Olivia nel 1895 nel corso della sua promozione dello Yellow Book ed ebbe una intensa relazione amorosa con Olivia negli anni '90 dell'Ottocento, e lei rimase la sua più grande confidente per tutta la vita. Yeats era ossessionato da Shakespeare. Insieme a Lady Gregory fondò l'Abbey Theatre a Dublino e vedeva nel teatro elisabettiano il perfetto modello di "teatro sacro" e poetico, opposto al realismo moderno.
Nel 1917 Yeats chiese in moglie Georgie dopo il rifiuto di Iseult, che egli voleva (figlia di Maud, altra donna amata), e lei aveva accettato. Lei aveva 25 anni, lui 52, in una simmetria di dominazione che segnò la loro vita.
Nella luna di miele, Georgie sedeva al tavolo con una penna, entrando in uno stato di trance vigile o sonnolenza indotta. La sua mano si muoveva sul foglio guidata da presunte entità ultraterrene che la coppia chiamava "Istruttori" o "Comunicatori". Non si trattava di sedute spiritiche passive. Yeats faceva domande precise e stringenti di tipo filosofico, storico e geometrico; Georgie (o gli spiriti) rispondeva per iscritto. Quando la scrittura diventava faticosa, passavano alla "parola automatica", con Georgie che parlava nel sonno e Yeats che trascriveva. In circa tre anni, la coppia condusse centinaia di sessioni, accumulando quasi 4.000 pagine di manoscritti (i cosiddetti Vision Papers). Gli spiriti dichiararono apertamente il loro scopo terapeutico e artistico: "Siamo venuti a portarti metafore per la tua poesia". Sia Yeats che Georgie erano membri dell'Hermetic Order of the Golden Dawn.
Gli "Istruttori" di Georgie chiarirono fin da subito che per ottenere rivelazioni spirituali elevate era necessaria la piena armonia emotiva e sessuale dei coniugi. Gli spiriti affermarono testualmente: "Non può esserci desiderio intellettuale senza soddisfazione sessuale ed emotiva.
Attribuito al vero filosofo arabo Kusta Bin Luka e all'ipotetico studioso Giraldus (Giraldi Cinzio?), dato per inesistente e come simbolo dei "gyres", le "rotazioni cosmiche", le "spirali" tra cui quella del 1919 secondo Yeats (risignificando il culto teosofico della Svastica indiana).
Gli studiosi di Yeats (che hanno analizzato i suoi diari e la sua biblioteca) hanno identificato un altro "Giraldus" storico come ispirazione diretta del nome: Giraldus Cambrensis (Geraldo del Galles, XII secolo), un cronista medievale noto per i suoi scritti sul folklore, sui miracoli e sulla topografia sacra dell'Irlanda e del Galles.
Va detto che Giraldi Cinzio, autore degli Ecatonmiti (1565), era stato la fonte dell'Othello di Shakespeare (1604) ripreso poi nelle Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz (1616).
Howard Phillips Lovecraft, nella sua finta Storia del Necronomicon (1927), attribuisce la prima traduzione latina del testo a Olaus Wormius, collocandola nel 1228. Il vero Ole Worm (Olaus Wormius) è stato invece un celebre medico ed erudito danese vissuto nel XVII secolo (1588–1654).
I critici lovecraftiani (come S.T. Joshi) ipotizzano che Lovecraft avesse commesso un errore materiale nei suoi primi anni di letture, confondendo l'epoca di Wormius con quella del cronista duecentesco Saxo Grammaticus. Però è affascinante ipotizzare un errore rivelatorio.
la convergenza tra la poesia di Yeats del 1919 e il racconto di Lovecraft del 1920 non derivò da un plagio diretto o da uno scambio di lettere, ma dallo Zeitgeist (lo spirito del tempo); tuttavia Lovecraft conosceva e ammirava Yeats.
Entrambi lessero i medesimi segnali di crisi della civiltà occidentale dopo il trauma della Grande Guerra. Questa comune angoscia portò l'irlandese a visualizzare la "bestia mostruosa" nel deserto e l'americano a sognare il "Faraone Nero" che porta la fine del mondo attraverso una parata di folli scienziati ed elettricità.
Il Rinascimento divenne per Yeats il modello ideale di Unità di Cultura (Unity of Culture), dove arte, politica, vita quotidiana e spiritualità non erano separate, ma formavano un tutto armonico. Sebbene all'inizio della sua carriera diffidasse di questa epoca (perché vedeva in essa l'inizio della frammentazione dell'uomo moderno), il suo viaggio in Italia nel 1907 insieme a Lady Gregory cambiò radicalmente la sua prospettiva.
Il punto di riferimento assoluto di Yeats nel Rinascimento fu Baldassarre Castiglione e il suo trattato Il Libro del Cortegiano. Quando Yeats visitò il Palazzo Ducale di Urbino, rimase folgorato dalla corte dei Montefeltro, cercando di ispirarsi ad essa riprendendo soprattutto il concetto di Sprezzatura (fare cose difficili facendole sembrare semplicissime).
Nelle sue fasi lunari della civiltà umana, il Rinascimento era la piu' alta (come avvio della rinascita degli dei che diveniva piena nel nuovo Eone).
Era l'epoca in cui l'umanità si era avvicinata più di ogni altra alla perfezione dello spirito. Nei suoi versi descriveva gli uomini del Rinascimento come "esseri che camminavano come dèi", capaci di tenere insieme la passione fisica e l'intelletto più elevato.
Attraverso lo studio dei neoplatonici italiani (come Marsilio Ficino e Pico della Mirandola) e la mediazione dei saggi di Walter Pater, Yeats vedeva l'arte rinascimentale come una forma di magia sacra.
In ogni caso, in quest'opera Yeats spiegava come l'età classica (egizio-greco-romana) era stato sostituita dall'insieme di valori del cristianesimo, ma un ritorno ai principi morali della società greca e romana era inevitabile nel punto di svolta del XX secolo.
The Second Coming
Turning and turning in the widening gyre
The falcon cannot hear the falconer;
Things fall apart; the centre cannot hold;
Mere anarchy is loosed upon the world,
The blood-dimmed tide is loosed, and everywhere
The ceremony of innocence is drowned;
The best lack all conviction, while the worst
Are full of passionate intensity.
Surely some revelation is at hand;
Surely the Second Coming is at hand.
The Second Coming! Hardly are those words out
When a vast image out of Spiritus Mundi
Troubles my sight: somewhere in sands of the desert
A shape with lion body and the head of a man,
A gaze blank and pitiless as the sun,
Is moving its slow thighs, while all about it
Reel shadows of the indignant desert birds.
The darkness drops again; but now I know
That twenty centuries of stony sleep
Were vexed to nightmare by a rocking cradle,
And what rough beast, its hour come round at last,
Slouches towards Bethlehem to be born?
La Seconda Venuta
Girando e girando nel vortice
che si allarga, il falco non sente il falconiere;
Le cose si sgretolano; il centro non può reggere il nulla; La
mera anarchia si scatena sul mondo,
Il falco privo di controllo è Horus - Cristo che segna la sua età di crisi.
la marea offuscata di sangue si scatena, e ovunque
la cerimonia dell'innocenza viene sommersa;
I migliori mancano di ogni convinzione, mentre i peggiori
sono pieni di intensità appassionata.
I riti che annunciano questa nuova era sono i riti sadiani oscuri.
Sicuramente qualche rivelazione è imminente;
Sicuramente la Seconda Venuta è vicina.
La Seconda Venuta! Quasi non escono quelle
parole quando una vasta immagine di Spiritus Mundi
turba la mia vista: da qualche parte tra le sabbie del deserto
Una sagoma con corpo di leone e testa d'uomo,
Uno sguardo vuoto e spietato come il sole,
muove le sue cosce lente, mentre tutto intorno
a lui Riconvolge le ombre degli uccelli indignati del deserto.
L'apparizione della Seconda Venuta non è certo il ritorno del cristianesimo ma il ritorno di qualche antico dio pagano, una sfinge egizia, corpo di leone (e di toro), testa d'uomo, forse ali d'uccello / falco evocate analogicamente. Potrebbe richiamare molto da vicino una figura come Nyarlatothep.
L'oscurità cala di nuovo; ma ora so
che venti secoli di sonno
di pietra sono stati tormentati da una culla che dondola,
e quale bestia ruvida, il suo momento è finalmente arrivato,
si curva verso Betlemme per nascere?
L'ultima strofa dichiara il ritorno degli antichi dei sopiti da duemila anni di cristianesimo. Si tratta della stessa immagine che ritornerà l'anno dopo in Lovecraft di Nyarlatothep. Il ciclo cosmico dei duemila anni riconduce alla fine dell'Egitto faraonico con Cleopatra verso l'anno zero sotto Cesare e Augusto col nuovo eone.
NYARLATHOTEP IN LOVECRAFT.
L'inserimento di Nyarlathotep nel canone personale dell'autore è ulteriormente corroborato da uno schema semiserio tracciato da Lovecraft nelle sue lettere private, noto come l'albero genealogico di Azathoth. In questa bizzarra genealogia cosmica, Nyarlathotep viene indicato non solo come la progenie diretta del Caos Primordiale, ma viene posto all'origine di una discendenza che, attraversando la Repubblica Romana con la figura storica di Viburnia, giunge fino alla nobiltà gallese di Owen Gwynedd per confluire, infine, nella figura biologica dello stesso H.P. Lovecraft. Questo cortocircuito ironico e autobiografico dimostra quanto l'autore considerasse il Caos Strisciante come la proiezione più intima e viscerale della propria stessa immaginazione letteraria.
Dall'unione primordiale o per scissione da Azathoth nascono tre grandi ramificazioni: La Nebbia Innominata (da cui nascerà Yog-Sothoth), L'Oscurità (da cui nascerà Shub-Niggurath) e Nyarlathotep.
è possibile tracciare questa "dinastia". H.P. Lovecraft ha delineato la genealogia ufficiale delle sue divinità cosmiche in una celebre e ironica lettera inviata all'amico James F. Morton il 27 aprile 1933
La Gens Viburnia (inesistente, anche se esistono la gens Vibia, plebea, e la gens Vibulia)ù: Nel grafico autografo, Lovecraft fa discendere da Nyarlathotep l'antica famiglia patrizia romana dei Viburnii. Con amara ironia, l'autore suggeriva che le depravazioni storiche della classe dirigente della Roma imperiale fossero dovute proprio al sangue del Caos Strisciante che scorreva nelle loro vene.
L'idea è che il passato non possa essere cancellato e che nelle vene degli esseri umani apparentemente normali possa scorrere il sangue di abominazioni stellari (tema centrale in racconti come La maschera di Innsmouth o I ratti nei muri).
Eliogabalo È l'imperatore romano che Lovecraft usò in modo più significativo a livello letterario, ed era anche quello che disprezzava di più. Nelle sue lettere lo definiva "un insopportabile giovane asiatico" e "un maledetto piccolo topo siriano"
Elagabalo fa da sfondo storico al racconto The Very Old Folk ("L'antichissima gente dei morti", 1927). La storia (nata da un sogno dell'autore) si svolge nella provincia della Hispania durante il regno di questo imperatore, descritto come un sovrano bizzarro e degenerato
Nel racconto, una coorte di legionari romani marcia verso le colline dei Pirenei per reprimere i rituali blasfemi di un'antichissima popolazione locale. Lovecraft associa implicitamente la decadenza spirituale dell'impero sotto Elagabalo alla penetrazione di culti innaturali, oscuri e cosmici nel mondo romano.
In I ratti nei muri (1923), il protagonista scopre sotto il priorato di Exham una maestosa cripta sotterranea costruita dai romani. Lovecraft descrive i pilastri e gli archi spiegando che non appartenevano alla rozza architettura sassone, ma al "classicità severa e armoniosa dell'età dei Cesari", citando specificamente l'epoca augustea come l'apice della sanità e del rigore architettonico prima che la fortezza venisse corrotta dal culto innaturale della Magna Mater (Cibele)
Lovecraft raccontò più volte agli amici che, durante la sua giovinezza, faceva sogni ricorrenti di straordinaria lucidità in cui impersonava un tribuno militare romano di nome Gaius Julius Verus Maximinus, impegnato a combattere al fianco di Giulio Cesare durante le guerre galliche. Questa fissazione onirica per la "romanità" pura influenzò radicalmente il suo modo di descrivere i soldati romani come baluardi della razionalità e dell'ordine contro l'ignoto.
Sviluppo Cronologico dei Testi e delle Manifestazioni
La morfologia di Nyarlathotep si dipana attraverso un percorso di quindici anni di produzione letteraria, evolvendo da una figura di stampo imperiale ed egizio verso forme ipergeometriche, parassitarie e infine puramente mostruose e non umane.
1. Nyarlathotep (Dicembre 1920)
La prima apparizione formale avviene nel componimento omonimo, dove l'entità si presenta nelle vesti di un "uomo alto e scuro di carnagione" che evoca i lineamenti di un antico faraone egizio. Egli dichiara di essere risorto dall'oscurità profonda di ventisette secoli e di aver captato messaggi provenienti da spazi esterni al pianeta Terra. Muovendosi attraverso le grandi metropoli della civiltà occidentale, Nyarlathotep attira enormi masse di spettatori acquistando e combinando singolari strumenti di vetro e metallo per dar vita a esibizioni incentrate sulla psicologia e sui fenomeni elettrici.
Il passaggio di questo showman distrugge il sonno delle comunità, riempiendo le ore notturne delle città con le grida di incubi diffusi. Il testo delinea la fine dell'era razionale: l'universo scivola via dal controllo degli dèi noti per passare a forze sconosciute. Attraverso un resoconto psicologico alterato e allucinato, il narratore e la folla che lo circonda vengono privati della propria individualità intellettiva, tramutandosi in un esercito di automi che marciano verso un abisso glaciale e informe, sancendo l'apocalisse collettiva prodotta dal progresso distruttivo dell'uomo.
2. The Other Gods (Agosto 1921)
In questo racconto ambientato nelle terre del sogno, Nyarlathotep manifesta la sua funzione di protettore ed esecutore della volontà delle supreme divinità cosmiche, gli dèi dell'inferno esterno. Quando l'arrogante sacerdote umano Barzai il Saggio scala la vetta sacra del monte Hatheg-Kla per contemplare gli dèi terrestri, le immani potenze cosmiche intervengono per punirne la colpevole audacia. Il culmine drammatico della vicenda è suggellato da una risata beffarda e spaventosa che risuona nel buio della sommità montana. Questa risata, canonicamente attribuita a Nyarlathotep, esprime la feroce ironia con cui le divinità esterne schiacciano le velleità conoscitive dell'uomo, riducendo in cenere la sua fragile presunzione scientifica e spirituale.
3. The Rats in the Walls (Agosto–Settembre 1923)
Il testo rappresenta un momento di fondamentale transizione morfo-teologica. Durante l'esplorazione delle immani caverne sotterranee che giacciono al di sotto delle fondamenta di Exham Priory, il protagonista Thomas de la Poer sperimenta un definitivo crollo della propria stabilità mentale, scivolando in una regressione atavica che lo induce a divorare il proprio compagno di spedizione. La discesa verso la follia cannibalica è guidata dal frenetico squittio di ratti invisibili, descritti come inviati demoniaci pronti a condurre il protagonista verso:
«...quelle ghignanti caverne al centro della Terra dove Nyarlathotep, il dio folle e senza volto, urla cieco nell'oscurità al suono incessante di due suonatori di flauto idioti e amorfi.»
In questa descrizione, Nyarlathotep abbandona temporaneamente le seducenti fattezze del faraone per assumere la fisionomia non antropomorfa di una divinità cieca e folle. La presenza dei suonatori di flauto amorfi, solitamente associati alla corte del demiurgo Azathoth, suggerisce che Nyarlathotep agisca in questo contesto come un vero e proprio canale energetico o risonatore vibrazionale, in grado di alterare la biologia cerebrale umana e scardinare i freni inibitori della coscienza civilizzata per riattivare le memorie genetiche più brutali ed ancestrali.
Se Azatoth è il caos al centro del cosmo, Nyarlathotep è il caos al centro del mondo.
4. Imprisoned with the Pharaohs (Febbraio 1924)
Scritto originariamente in forma anonima come ghostwriting per l'illusionista Harry Houdini, il racconto colloca la vicenda in Egitto nel 1910. Houdini viene rapito da guide locali i cui tratti riproducono in modo inquietante l'aspetto del faraone Chefren e calato in un abisso verticale scavato nei pressi della Grande Sfinge di Giza. Nel fondo di questo tempio sotterraneo privo di luce, l'illusionista assiste a una spaventosa processione cerimoniale di mummie ibride, per metà umane e per metà animali, intente a offrire sacrifici di cibo e carni a un'enorme abnormità tentacolare delle dimensioni di un ippopotamo, dotata di cinque teste distinte. Nel fuggire terrorizzato verso la superficie, Houdini realizza che l'orrenda creatura policefala non è un'entità indipendente, bensì la zampa anteriore di una mostruosità di proporzioni titaniche, l'antico "Dio Sconosciuto dei Morti" in onore della quale fu anticamente scolpita la Sfinge.
Sebbene il nome di Nyarlathotep non compaia direttamente nella prima stesura del testo, l'associazione di questo "Dio dei Morti" con l'aspetto della Sfinge e la presenza di culti sotterranei egizi è stata retroattivamente formalizzata nel canone lovecraftiano e dagli autori del suo circolo letterario, definendo l'abnormità sotterranea come uno degli avatar più antichi e colossali del Caos Strisciante.
5. The Dream-Quest of Unknown Kadath (1926–1927)
Nel romanzo onirico che vede Randolph Carter viaggiare attraverso le regioni del sogno per rintracciare gli dèi terrestri fuggiti dalla loro dimora sacra, Nyarlathotep si impone come l'antagonista principale della narrazione. Egli si palesa dinanzi a Carter sulla vetta glaciale di Kadath adottando nuovamente le fattezze di un giovane faraone egizio dal volto fiero e altero, vestito con sontuose tuniche prismatiche e coronato dallo pshent d'oro splendente di luce propria. L'entità accoglie il viaggiatore con apparente cortesia ed eleganza intellettuale, fingendo di volerlo assecondare nella sua ricerca e indicandogli la rotta per raggiungere la meravigliosa città del tramonto.
Si tratta tuttavia di una trappola spietata: lo Shantak alato su cui Carter viene fatto salire è programmato dall'entità per dirigersi oltre i confini del cosmo ordinato, verso l'abisso informe dove dimora Azathoth. Il sognatore riesce a salvarsi unicamente compiendo un atto di suprema volontà onirica, ovvero gettandosi volontariamente nel vuoto per provocare il proprio risveglio nel mondo vigile. Prima del salto salvifico di Carter, Nyarlathotep lancia un definitivo anatema che evidenzia la spaventosa vastità delle sue manifestazioni:
«Hei! Aa-shanta 'nygh! Te ne vai! Rimanda gli dèi della Terra ai loro rifugi sull'ignoto Kadath, e prega l'intero spazio di non incontrarmi mai nelle mie altre mille forme. Addio, Randolph Carter, e bada a te; poiché io sono Nyarlathotep, il Caos Strisciante!»
6. The Last Test (Novembre 1927)
In questa approfondita revisione e riscrittura del racconto di Adolphe de Castro, Lovecraft introduce il personaggio di Surama, una figura profondamente inquietante che Clarendon assume come assistente clinico dopo un viaggio nel Sahara. Surama è descritto come un uomo dall'aspetto scheletrico, calvo, con una pelle scura, avvizzita e tirata sul cranio in modo tale da conferirgli la fisionomia di una mummia egizia risorta o di un teschio vivente. Egli emana un’insidiosa atmosfera di ironia, punteggiata da una profonda risata gutturale che ricorda il verso di una gigantesca tartaruga marina dopo aver sbranato la sua preda. Sotto i vestiti, la sua anatomia rivela aberranti e innaturali deformità che uniscono caratteri scimmieschi e rettiliani non classificabili dalla paleontologia terrestre.
Surama, che in seguito si rivelerà essere un antico sacerdote o stregone proveniente dalla perduta Atlantis, esercita un’influenza manipolatoria e nefasta su Clarendon. Egli spinge il medico ad adorare divinità primordiali e gli fornisce un micidiale patogeno extraterrestre — la "febbre nera" — per condurre spietati esperimenti biologici su cavie umane e animali. Il racconto culmina con la distruzione della clinica tramite l'evocazione della "Nemesi di Fiamma", una creatura di fuoco che assume parzialmente l'aspetto di mostruosità ciclopiche, mentre Surama viene disintegrato da un fulmine caduto dal cielo notturno. L'archetipo dell'antico egizio-atlanteano che diffonde piaghe scientifiche e manipola la mente dei ricercatori fa di Surama una delle manifestazioni terrene più subdole e canoniche di Nyarlathotep.
7. The Mound (Dicembre 1929–Gennaio 1930)
Nel resoconto della discesa dell'esploratore Pánfilo de Zamacona nel regno ipogeo di K'n-yan, Lovecraft descrive una civiltà sotterranea tecnologicamente immortale ma eticamente e biologicamente decaduta. All'interno di questo mondo sotterraneo, caratterizzato da mutilazioni corporee e sadismo elevati a forme di intrattenimento pubblico, Nyarlathotep è stabilmente inserito nel pantheon religioso locale. La specie di K'n-yan, dotata di poteri telepatici e della capacità di smaterializzarsi a piacimento, tributa a Nyarlathotep un timore reverenziale pari a quello riservato a Cthulhu, Yig e Shub-Niggurath, riconoscendo nel Caos Strisciante la mente direttrice e il mediatore supremo delle forze esterne che regolano la materia e lo spazio-tempo.
8. Fungi from Yuggoth (Dicembre 1929–Gennaio 1930)
La codificazione poetica dell'entità trova spazio in questa sequenza di trentasei sonetti. Il Sonetto XXI, intitolato esplicitamente Nyarlathotep, traspone in versi la venuta dell'entità dall'Egitto interno, descrivendolo come "lo strano Oscuro a cui si inchinavano i fellah; silenzioso, magro e cripticamente fiero, avvolto in stoffe rosse come la fiamma del tramonto". Il testo poetico evidenzia la sua capacità di ammansire le belve feroci, che lo seguono leccandogli le mani, e descrive l'inevitabile rovina delle città umane, colpite da aurore folli ed eruzioni telluriche, fino all'istante in cui "l'idiota Caos soffia via la polvere della Terra".
Il successivo Sonetto XXII, dedicato ad Azathoth, definisce formalmente il ruolo di Nyarlathotep come messaggero e ne evidenzia il disprezzo intellettuale per la sua stessa divinità d'origine. La voce narrante descrive la deità suprema che danza insensata al suono di un flauto sgangherato, mentre il "demone" dichiara con scherno la propria funzione servile colpendone sprezzante la testa priva di mente.
9. The Whisperer in Darkness (Febbraio–Settembre 1930)
Il racconto esplora il legame tra Nyarlathotep e le razze extraterrestri che visitano la Terra, specificamente i Mi-Go di Yuggoth. Durante la riproduzione di un cilindro fonografico inciso segretamente sui colli del Vermont, il protagonista Albert Wilmarth ode una liturgia cerimoniale intonata da una voce ronzante che imita artificialmente la fonetica umana:
«...andare tra gli uomini e scoprirne le vie, affinché Colui che è nell'Abisso possa sapere. A Nyarlathotep, Potente Messaggero, ogni cosa dev'essere riferita. Ed Egli indosserà le sembianze degli uomini, la maschera di cera e la veste che nasconde, e scenderà dal mondo dei Sette Soli per deridere...»
La rivelazione finale del racconto mostra che Henry Akeley — l'anziano studioso con cui Wilmarth intratteneva una fitta corrispondenza — è stato privato del cervello, inserito in un cilindro metallico per il trasporto spaziale, mentre il suo corpo è stato sostituito da un'entità non umana che ne indossa la maschera di cera e i guanti per ingannare l'ospite.
Come suggerito dalle analisi filologiche di S.T. Joshi, la natura di questa possessione o travestimento corporeo indica che l'essere che parla a Wilmarth con voce ronzante nell'oscurità della casa colonica non sia un comune Mi-Go, ma Nyarlathotep in persona, il quale ha assunto la maschera e la veste per deridere la fragile e vulnerabile intelligenza dell'investigatore umano.
10. The Dreams in the Witch House (Gennaio–Febbraio 1932)
In questo testo, Lovecraft compie una straordinaria operazione di riscrittura scientifica del folklore coloniale del New England. Il protagonista Walter Gilman, dimorando nella stanza che fu della strega Keziah Mason, sperimenta incubi vividi in cui si trova a viaggiare attraverso dimensioni ipergeometriche regolate da complessi calcoli matematici e formule non euclidee. In questi spazi multidimensionali, Gilman fa la conoscenza dell'avatar noto come "l'Uomo Nero del culto delle streghe". L'essere si presenta come un individuo alto, magro, dalla pelle di un nero assoluto e profondo, privo di qualsiasi tratto somatico negroide e completamente sprovvisto di capelli o barba. Indossa un'unica veste informe di pesante tessuto scuro e, pur rimanendo rigorosamente muto ed espressione, guida Gilman e la Mason imponendo loro di firmare con il proprio sangue un immenso registro rilegato in pelle.
Il dettaglio anatomico più rilevante e sinistro concerne le estremità inferiori dell'entità: sebbene i piedi siano celati dalla lunga veste, ogni suo minimo movimento sul pavimento della soffitta è accompagnato da un netto ticchettio legnoso, rivelando la presenza di zoccoli fessi in luogo dei piedi umani. Nyarlathotep viene così ridefinito come il mediatore ipergeometrico che consente alle streghe di varcare le barriere dimensionali dello spazio tridimensionale attraverso l'applicazione di coordinate matematiche complesse, riconducendo la figura storica del Diavolo a una manifestazione biologica e cosmica della fisica quantistica.
11. The Man of Stone (Ottobre 1932)
All'interno di questa breve collaborazione con la scrittrice Hazel Heald, ambientata nella remota comunità montana di Mountain Top negli Adirondacks, Nyarlathotep compare come sfondo teologico dei culti rurali e arcaici. L'antagonista del racconto, Mad Dan Morris, è un fanatico occultista che compie sacrifici di capri neri e rituali blasfemi in coincidenza delle festività tradizionali di Roodmas e Hallowe'en per adorare Shub-Niggurath e Tsathoggua. I manoscritti e i diari rinvenuti nella caverna di Morris rivelano che la conoscenza delle formule chimiche destinate a indurre la petrificazione dei tessuti biologici viventi deriva da arcaiche invocazioni rivolte a Nyarlathotep, il quale funge ancora una volta da dispensatore di verità scientifiche letali volte a soddisfare gli istinti omicidi e di dominio dei suoi adoratori terrestri.
12. The Shadow Out of Time (Novembre 1934–Febbraio 1935)
Nel monumentale resoconto dei viaggi mentali attraverso il tempo compiuti dalla Grande Razza di Yith, Lovecraft ribadisce il ruolo di Nyarlathotep come custode e rivelatore dei segreti più spaventosi della storia geologica terrestre. Durante i suoi cinque anni di detenzione coscienziale nel corpo di un essere yithiano nella Terra preistorica di 200 milioni di anni fa, il professor Nathaniel Peaslee intrattiene lunghe conversazioni con altre menti catturate provenienti da diverse epoche storiche. Tra queste vi è Khephnes, un egizio appartenente alla XIV dinastia (vissuto intorno al 1700 a.C.).
Khephnes condivide con Peaslee "l'orrendo segreto di Nyarlathotep", a dimostrazione di come l'entità abbia costantemente sorvegliato e direzionato l'evoluzione esoterica delle dinastie egizie, trasmettendo verità cosmiche che i sacerdoti umani hanno cercato disperatamente di occultare o cancellare per preservare la sanità mentale della propria specie.
13. The Haunter of the Dark (Novembre 1935)
L'ultimo racconto scritto interamente da Lovecraft a presentare l'entità descrive la tragica fine dello scrittore e illustratore Robert Blake a Providence. Blake viene fatalmente attratto dalle rovine di una chiesa neogotica situata su Federal Hill, un tempo sede della setta eretica della Sapienza Stellare. Al culmine della guglia buia dell'edificio, Blake rinviene uno strano manufatto d’origine extraterrestre custodito all'interno di una scatola di metallo di foggia aliena: il Trapezoedro Lucente. Fissando le geometrie interne della pietra, Blake evoca involontariamente l'entità che dimora nell'oscurità assoluta della guglia, nota come l'Abitatore del Buio (The Haunter of the Dark).
Questa manifestazione di Nyarlathotep è una creatura di pura ombra, dotata di ali membranose e di un unico, spaventoso occhio a tre lobi fiammeggiante. L'essere non può tollerare in alcun modo l'esposizione alla luce, che ne provoca l'immediata paralisi o il bando dimensionale. Il testo rivela che l'Abitatore del Buio era stato precedentemente adorato nell'antico Egitto dal faraone Nephren-Ka, il quale aveva edificato per l'entità un tempio sotterraneo completamente privo di finestre, compiendo sacrifici così innominabili da spingere i sacerdoti egizi della dinastia successiva a distruggere l'edificio e a cancellare il nome del faraone eretico da qualsiasi monumento o documento storico. Quando un temporale estivo provoca un black-out elettrico totale nella città di Providence, l'Abitatore del Buio è libero di abbandonare la guglia della chiesa e di cacciare Blake, provocandone la morte per arresto cardiaco istantaneo attraverso la mera imposizione della sua spaventosa presenza cosmica.
Nephren-Ka
Viene descritto come l'ultimo faraone della III
Dinastia egizia (intorno al 2600
a.C.), fittizio. Fu un sovrano e stregone spietato che bandì i culti
solari tradizionali per introdurre l'adorazione di divinità zoomorfe
e del dio innaturale Nyarlathotep.
Venne
infine deposto dal faraone successivo (Sneferu,
capostipite reale della IV dinastia), che ordinò la distruzione di
tutti i suoi templi e applicò la damnatio
memoriae:
il nome di Nephren-Ka venne letteralmente cancellato
da tutti i papiri e i monumenti dell'Egitto
per l'atrocità delle sue azioni, motivo per cui gli archeologi
moderni non ne troverebbero traccia. Ka:
È un termine reale e cruciale della spiritualità egizia; indica la
"forza vitale" o l'energia spirituale che sopravvive alla
morte del corpo.
Pertanto, un egittologo reale tradurrebbe
l'accostamento inventato da Lovecraft all'incirca come "Il
Ka di Nefer"
o "L'anima
bella/armoniosa",
creando un contrasto ironico e spaventoso con la reale natura
malvagia del personaggio.
Prospetto Sinottico delle Manifestazioni Canoniche
Per strutturare i dati relativi alle trasformazioni morfo-funzionali dell'entità all'interno del canone di Lovecraft, viene fornito il seguente prospetto comparativo basato sulla cronologia interna di stesura dei testi.
|
Titolo dell'Opera |
Data di Stesura |
Forma Fisica / Descrizione dell'Avatar |
Funzione Narrativa e Attributi Chiave |
Riferimento Canonico Epistolare o Testuale |
|---|---|---|---|---|
|
Nyarlathotep |
Dicembre 1920 |
Uomo alto, magro, dai tratti somatici egizi, simile a un faraone. |
Conferenziere itinerante; manipola elettricità e psicologia; distrugge la sanità mentale urbana. |
Lettera a R. Kleiner (14/12/1921): genesi onirica derivata da grave emicrania. |
|
The Other Gods |
Agosto 1921 |
Invisibile; si manifesta attraverso un riso beffardo e terrificante. |
Custode ed esecutore della volontà degli dèi esterni; punisce l'orgoglio conoscitivo umano. |
Invocazione delle potenze dell'inferno esterno sulla vetta del monte Hatheg-Kla. |
|
The Rats in the Walls |
Agosto-Settembre 1923 |
"Dio folle e senza volto" che urla cieco nelle tenebre sotterranee. |
Catalizzatore della regressione cannibalica ancestrale; accompagnato da suonatori di flauto. |
Presenza attiva sotto le fondamenta dell'abbazia di Exham Priory. |
|
Imprisoned with the Pharaohs |
Febbraio 1924 |
Abnormità policefala tentacolare ("Dio Sconosciuto dei Morti"). |
Divinità ancestrale sotterranea; la Sfinge di Giza è scolpita a sua esatta somiglianza. |
Ghostwriting per Harry Houdini; culto delle dinastie di Chefren e Nitocris. |
|
The Dream-Quest of Unknown Kadath |
1926–1927 |
Giovane Faraone in vesti prismatiche e corona d'oro splendente (pshent). |
Antagonista intellettuale; inganna Randolph Carter guidandolo verso il vuoto di Azathoth. |
Dichiarazione nominale di identità: "io sono Nyarlathotep, il Caos Strisciante". |
|
The Last Test |
Novembre 1927 |
Surama: uomo scheletrico, pelle coriacea, fisionomia scimmiesco-rettiliana. |
Antico sacerdote atlanteano risorto; manipola Clarendon e diffonde la piaga della febbre nera. |
Revisione per A. de Castro; evocazione finale della ciclopica "Nemesi di Fiamma". |
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The Mound |
Dicembre 1929–Gennaio 1930 |
Divinità incorporea o effigie sacra oggetto di venerazione. |
Oggetto di culto e timore reverenziale presso la civiltà sotterranea decadente di K'n-yan. |
Revisione per Z. Bishop; associazione rituale con Cthulhu, Yig e Shub-Niggurath. |
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Fungi from Yuggoth |
Dicembre 1929–Gennaio 1930 |
Faraone Rosso egizio; messaggero beffardo e demente nei confronti di Azathoth. |
Sintesi poetica (Sonetti XXI-XXII); colpevolizzazione del "Caos Idiota" per la fine della Terra. |
Composizione poetica formale; Nyarlathotep percuote la testa del suo signore Azathoth. |
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The Whisperer in Darkness |
Febbraio-Settembre 1930 |
Essere non umano celato dietro la maschera di cera e le vesti di Henry Akeley. |
Messaggero dei Sette Soli; interagisce con i Mi-Go; inganna e cattura Albert Wilmarth. |
Registrazione fonografica del rito: "A Nyarlathotep, Potente Messaggero, ogni cosa dev'essere riferita". |
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The Dreams in the Witch House |
Gennaio-Febbraio 1932 |
"Uomo Nero": pelle nera, calvo, tunica scura, zoccoli fessi rumorosi. |
Mediatore geometrico del sabba; impone la firma del libro di sangue per varcare lo spazio-tempo. |
Esperimenti matematici e fisici quantistici condotti da Walter Gilman. |
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The Man of Stone |
Ottobre 1932 |
Divinità rurale evocata in antiche formule chimiche. |
Fonte esoterica di formule di petrificazione usate dall'occultista Mad Dan Morris. |
Revisione per H. Heald; associazione con riti agrari di Roodmas e Hallowe'en. |
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The Shadow Out of Time |
Nov 1934–Feb 1935 |
Concetto teologico / Custode di segreti storici vietati. |
Trasmissione di segreti storici e astronomici alle dinastie umane arcaiche. |
Dialoghi mentali tra Peaslee e l'egizio Khephnes della XIV dinastia. |
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The Haunter of the Dark |
Novembre 1935 |
"Abitatore del Buio": mostro d'ombra, ali membranose, occhio a tre lobi fiammeggiante. |
Divinità dell'oscurità assoluta evocata tramite il Trapezoedro Lucente; uccide Robert Blake. |
Culto eretico della Sapienza Stellare; legame con l'antico faraone eretico Nephren-Ka. |
Analisi Sistematica delle Costanti Funzionali
La disamina cronologica delle opere evidenzia come, pur mutando costantemente di forma e contesto storico, la figura di Nyarlathotep sia governata da una serie di costanti funzionali e filosofiche che ne strutturano l'identità teologica nel canone lovecraftiano.
L'Iperdimensionalità Matematica e l'Uso Strumentale della Scienza
A differenza di altre divinità letterarie della tradizione gotica e horror, le cui facoltà poggiano su un'indistinta matrice magico-sovrannaturale, l'azione di Nyarlathotep si fonda su un rigoroso impianto scientifico e geometrico. Lovecraft, fervente razionalista e attento osservatore dei rivolgimenti scientifici apportati dalla relatività einsteiniana e dalla meccanica quantistica nei primi decenni del Novecento, proietta in Nyarlathotep il terrore dell'oltre-dimensione matematica.
Nel racconto del 1920, l'entità si serve di complessi apparecchi elettrici per indurre alterazioni psicologiche ; in The Last Test, Surama opera somministrando un virus patogeno extraterrestre che aggredisce la biologia molecolare terrestre ; in The Dreams in the Witch House, l'Uomo Nero si rivela essere il custode di coordinate d'accesso a varietà iperdimensionali, consentendo alla strega Keziah Mason di compiere spostamenti spaziali muovendosi lungo la diagonale di una quarta dimensione spaziale descrivibile attraverso equazioni matematiche avanzate:
ds2=dx2+dy2+dz2−c2dt2
La firma col sangue nel registro dell'Uomo Nero non costituisce un patto spirituale di stampo demoniaco o teologico medievale, bensì la formale accettazione di un vincolo vettoriale e quantistico che lega la biologia tridimensionale dell'individuo alle coordinate dell'Abisso cosmico governato da Azathoth. La scienza, nel canone lovecraftiano, non è lo strumento di affrancamento dell'uomo, ma il varco attraverso cui il Caos Strisciante introduce verità intollerabili per la stabilità psichica della specie.
La Maschera e la Derisione: Il Ruolo della Mimesi
Nyarlathotep si distingue in modo radicale dagli altri dèi cosmici per l'adozione sistematica della mimesi e dell'inganno verbale. Egli non si limita a manifestarsi, ma indossa letteralmente "la maschera di cera e la veste che nasconde" per recitare una parte all'interno delle società umane. Questa attitudine teatrale e ingannevole risponde a una precisa volontà di derisione. L'entità prova un sadico compiacimento nel farsi beffe dei tentativi umani di comprendere l'universo.
Quando si presenta a Randolph Carter come un affascinante faraone egizio o a Albert Wilmarth fingendosi il convalescente Henry Akeley, Nyarlathotep non persegue un fine di invisibilità biologica, ma desidera che la sua vera natura sia scoperta nel momento di massimo terrore della vittima, esasperando il contrasto tra l'illusione razionale costruita dall'uomo e l'abominevole realtà del vuoto cosmico. L'antropomorfismo di Nyarlathotep è uno strumento cinico: egli imita l'uomo unicamente per dimostrarne l'insignificanza e per goderne dell'inevitabile collasso intellettivo.
Il Legame Ancestrale con l'Egitto e la Notte del Tempo
In quasi tutte le manifestazioni più rilevanti del canone lovecraftiano, si riscontra un persistente e sotterraneo legame con l'antico Egitto e con le ere geologiche più remote. Dalla prima apparizione nel 1920 come faraone risorto da ventisette secoli di sonno , passando per l'abnormità sotterranea della Sfinge in Imprisoned with the Pharaohs , la figura regale in The Dream-Quest of Unknown Kadath , la mummia atlanteana Surama in The Last Test , i segreti dinastici svelati da Khephnes in The Shadow Out of Time , fino a giungere all'Abitatore del Buio evocato dai culti del faraone eretico Nephren-Ka in The Haunter of the Dark.
L'Egitto, nell'immaginario di Lovecraft, rappresenta la culla storica dell'esoterismo e della violazione dei confini razionali, il punto di contatto geografico e temporale in cui l'umanità ha per la prima volta aperto i propri varchi mentali alle verità proibite provenienti dagli spazi esterni. Nyarlathotep è il custode di questo legame millenario, il "Faraone Nero" che ritorna ciclicamente per rammentare all'uomo che la sua attuale civiltà tecnologica e scientifica non è che una fragile parentesi temporanea, destinata a essere spazzata via dallo stesso soffio di Caos che pose fine ai regni della notte dei tempi.

